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ALLUN

"Onussen"
(2002 Bar La Muerte / One Touch)
       
 
 

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Atalante
Alice
Cinque donne ed una molteplicità di strumenti non solo “tradizionali” (chitarra, basso, violino, tromba, batteria), ma anche –e soprattutto- insoliti e, per così dire, casalinghi. Tale l'aggettivo che si può associare alla musica del quintetto di origine vigevana.
E nonostante si faccia un uso quasi “industriale” di suoni decodificati da giochi ed elettrodomestici vari (famosi i loro… frullatori), la rumoristica volutamente alogica delle Allun è lontana da quella di gloriosi gruppi degli anni '80. L'uso stratificato di distorsioni, grida, fischi, sillabazioni neonatali, rulli di tamburo clowneschi, nonché di suoni casalinghi, le avvicina piuttosto alla concezione (che fu) futurista della musica.
Nel 1915 le ormai celebri soirées esaltavano “l'abolizione totale della tecnica” per percorrere la strada “dell'astrazione pura, del cerebralismo puro, della psicofollia”. Assonanze che si trovano, rielaborate, in Dadaismo, Surrealismo e sperimentazioni anni '60.
Sulla scia di tale tradizione le Allun giocano con le parole (lettura al contrario del loro stesso nome e dei titoli dei due album realizzati, ET SISE ed ONUSSEN) con performances e travestimenti.
Probabilmente è proprio quest'ultimo il terreno più fertile in cui addentrarsi: quello dei concerti –effettuati in passato con artisti del calibro di Melt Banana, Sainkho e François Cambuzat- piuttosto che della pura musica da ascolto.
… o la loro è autentica “voluttà di essere fischiate”?



All About Jazz
Luca Pagani
Troppo spesso la dimensione ludica è sottovalutata nell'ambito della musica improvvisata. Le canzoni delle Allun (vale ripeterlo ancora una volta, "Allun" significa "nulla" letto al contrario, così il titolo del CD Onussen è l'esatto opposto di "nessuno") sono realizzate dentro ad una scatola piccola piccola e per questo non hanno necessità di grandi rimuginamenti cerebrali per essere eseguite, ascoltate, apprezzate.
Ciò non significa peraltro che queste tracce siano prive di intensità, o che risultino incompiute. Sono in realtà piccole operette in cui, ad esempio, la lingua e la voce sono qualcosa di veramente alieno. Nessuna lingua conosciuta viene cantata da Stefania Pedretti, ma un misto di versi, pantomime ritmiche, inglese storpiato.
In Onussen coabitano allegramente vari aspetti musicali, il metal urlante di "88 Giugno", l'heavy talmente feroce da sembrare un lento cataclisma di "Siamo occhi", marcette waitsiane ("Colazioniste"; "OX"), piccoli sprazzi di new wave corrotta ("Zanzara innamorata"), dolci melodie che si rompono ("34 Agosto"), improvvisazioncine veramente suonate dentro ad una scatola ("Ome"; "Atto x"). Il tutto viene condito naturalmente in salsa no-wave.
Onussen è insomma tutto, oppure davvero nulla.
Valutazione: * * * ½



Tutto
Luca Valtorta
Benvenuti nel mondo cattivo delle Allun, la band che parla al contrario: il loro vero nome è Nulla, il titolo del loro disco Nessuno. Oiriled o orovalopac?
Bugo dice che per ascoltare le Allun ci vuole "un orecchio gigantesco". E, naturalmente, non sbaglia: tutto quello che normalmente si intende come "musica" infatti qui non c'è. Ma in compenso ci sono trombette, campanelli, giocattoli e, soprattutto, elettrodomestici (il minipimer però a differenza che nel loro primo album, Et Sise, non la fa più da padrone incontrastato). E' totalmente inutile starsela a menare se suonano meglio allora o ai tempi del loro esordio, perchè tanto non di questo si tratta: le Allun offrono sensazioni forti, psicodrammi, visioni allucinate. Il tutto frullato da un'ironia nera e densa (in brani come Zanzara Innamorata o Allun dai capelli rossi) in un folle crescendo che culmina nello straziante finale.



Succo Acido
BakuniM
E riecco le Allun, l'arty-band della 'star' di casa La Muerte, la cantante-chitarrista-violinista Stefania Pedretti. Notevoli: il loro genere è il free-jazz-noise, il loro immaginario e la loro poetica si collocano lungo un arco temporale vastissimo, che ha inizio con i culti dionisiaci e i baccanali orgiastici della Grecia arcaica, che approda poi alla tradizione grottesco-carnevalesca del rinascimento europeo, sino a ricongiungersi infine ad alcune delle più significative esperienze dell'avanguardia occidentale del 900 - quelle relative a quella schiera di artisti capaci di coniugare il 'basso' quotidiano alla sublimazione dell'opera d'arte concettuale (Jarry, Brecht, Beckett, la pop art). Stregonerie coscienti d'irrazionalità controcorrente.
Onussen è il secondo CD della band, facente seguito ad Et Sise, lavoro per certi aspetti ancora acerbo, ma già capace di mettere in luce le qualità espressiva e il forte impatto naif e 'punk' (!) della band. A tre anni di distanza le Allun giungono dunque ad un nuovo approdo del loro visionario viaggio nell'arte, siglando quella che per ora è stata la tappa più entusiasmante di questo breve ma intenso cammino.
Nonostante il radicale cambio di formazione (che vede ora ai tamburi la potentissima Marylise Frecheville), il genere e lo stile della band rimane immutato, mentre da un punto di vista prettamente strumentale vi è da notare un'intensificarsi di suoni e partiture per giocattoli ed elettrodomestici (asciugacapelli, macchine da scrivere, lavatrice e molto altro...). La materia sonora è come al solito disarticolata e furibonda: a tratti vi torneranno alla mente i folli Flying Luttenbachers di Weasel Walter, altrove i Contortions di James Chance, o ancora il noise made-in-Japan di Melt Banana e Boredoms (88 Giugno), e ancora marcette tra Beefheart e Tom Waits (Colazionsite), spasmi a la Arrington de Dionyisio (zanzara innamorata), ma alla fine, dopo questo continuo citarsi e re-inventarsi, si potrebbe dire semplicemente che le vostre menti inquadreranno Onussen come un curioso remake di Ornette Coleman, e del suo storico Free Jazz. Il tutto in chiave post-punk, naturalmente. Un ultimo plauso a questo punto ai produttori di questo disco, i già noti Jacopo Andreini e Bugo. A mio avviso un lavoro di registraziome-mixaggio pressochè perfetto, davvero capace di fare la differenza. Ma forse di questi tempi i complimenti in casa Bar La Muerte se li meritano un po' tutti...



Il Tirreno
Guido Siliotto
Nuovo disco anche per le Allun, collettivo di non-musiciste ed eroine della no-wave nostrana. Il loro secondo album, intitolato «Onussen», arriva a due anni di distanza dall'esordio «Et Sise». Nel frattempo la band ha mutato organico, ma non la sostanza della propria musica, fatta ancora di sbilenche quasi-canzoni infarcite di rumori riciclati e sorrette da spirito punk e prolifica creatività. Al banco di regia, Bugo e Jacopo Andreini; alla produzione, l'incrollabile Bar La Muerte con l'etichetta russa One-Touch.



Sodapop
Emiliano
Tornano le Allun, con una formazione nuova: accanto a Stefania, un po' la mente del gruppo, ci sono ora delle altre ragazze, ma la direzione musicale non cambia, è solo maggiormente messa a fuoco. Pur muovendosi sempre sull'asse nowave-impro-japanoizu questa volta le musiche si fanno meno infantili e più selvagge: stavolta niente prigioneri! Non che manchino le cantilene bizzarre a cui ci avevano abituato (?!), ma il tutto dà una idea di minore giocosità, una maggiore coesione che però non allontana dall'improvvisazione pura: urla, rumori e suoni vari occupano agevolemente i tre quarti d'ora di delirio; questa direzione più "matura" senz'altro è stata data anche dall'inserimento della nuova batterista, particolarmente a suo agio, e di una rumorista d'eccezione, capace di cose terribili. Le Allun riusciranno finalmente a dare un pretesto ai vostri vicini di casa per chiedere il vostro internamento...



Rumore
Vittore Baroni
Chi non si è divertito, da piccolo, a inventare limguaggi alieni pronunaciando parole al contrario? A due anni da Et Sise, torna a farci visita l'eusivo mondo al contrario delle Allun, in cui giocattoli ed elettrodomestici si alleano a tromba, violino e chitarre per dar forma ad un caos improvvisativo emozionale e lirico come solo sanno essere i puri giochi dell'infanzia. Molto però è accaduto nel frattempo a questa no wave band tutta al femminile. Stefania Pedretti, forza propulsiva del progetto, ha dovuto far fronte alla defezione di due non-musiciste, dando vita parallelamente con Bruno Dorella agli Ovo e riuscendo poi a mettere insieme un nuovo (instabile) organico, qui amorevolmente registrato e mixato da Bugo e Jacopo Andreini: con Stefania sono l'irruente batterista francese Marylise Frecheville e la bassista Silvia Grosso dei Larsen, più le rumoriste Wanda Tosi e Natalia Saurin. Immutato l'approccio anarco-naif, la nuova formazione sprizza ancor più idee e fresca energia, oscillando tra libera dimensione improvvisativa e abbozzi di allucinate meta-narrazioni (che in futuro non ci dispiacerebbe udire più organicamente sviluppate). Osnetni e orrazzib.



Blow Up
Francesco Vignotto
Allun sembra il nome di un metallo, e invece è il nulla letto in senso opposto, come quando ci si rimangia una parola. In una scena consueta ai soli uomini, questo quintetto di sole donne costringe violentemente ad invertire il senso delle orecchie. Più che l'intenzione di una musica, le Allun infatti sembrano esprimere la loro qualità puramente femmina.
Le si era lasciate al Leoncavallo, durante l'Offfest, poco più o poco meno un anno fa, in procinto di pubblicare il primo album e già metà della formazione aveva subito un rimpasto. Questo secondo cd sembra ripartire proprio da quella esibizione che era sembrata dapprima sbaraglio, poi aveva gelato il sangue. La novità è che non sono più esattamente non-musiciste, visto che Silvia Grosso dei Larsen (basso e tromba) e la potentissima batterista francese Marylise Frencheville conferiscono una maggior squadratura al loro flusso sonoro. E pure Stefania Pedretti appare meno sul filo dei nervi, avendo maturato un linguaggio tra voce, violino e chitarra grazie anche all'esperienza Ovo, che ha portato in giro per mezzo mondo assieme a Bruno Dorella. Accano alle scaturigini caotiche a cui le Allun hanno abituato (88 Giugno come un incubo, interrotto da una sveglia e la Pedretti che fa marciare avanti e indietro), Onussen aggiunge uno slancio verso forme strane appena intraviste: Editnalta sembra quasi uno di quei fondali esotici e artificiali della prima Laurie Anderson, solo che la voce narrante è molto poco fuori campo. E se sorprende il vortice dub di Alluncinante, Zanzara innamorata fa girare il magma-Allun su di una robusta sincope funk, quasi fossero i God is My Co-pilot, mentre Psicoallun si imbarca in rollare ossessivo, guidato dall'abile batteria della Frencheville.
Compito, strano, quello portato a termine da Onussen: soddisfare aspettative opposte, quella di ritrovare la vena naif e immediata che è l'unica essenza delle Allun, e di non suonare inutili variazioni di quanto già fatto nel primo cd. Ne ha però creata un'altra di aspettativa: sentire fin dove si può arrivare percorrendo la nuova strada nel frattempo imboccata.



Kathodik
Luca Confusione
Nuova formazione per le Allun, che oltre a Stefania Pedretti (unica superstite del nucleo originario e compartecipe nel progetto oVo con Bruno Dorella ) vede Marylise Frecheville alla batteria e Natalia Saurin ai rumori come componenti stabili del progetto.
Onussen è il loro ultimo lavoro (una co-produzione Bar La Muerte-One Touch); lavoro che speriamo porti i suoni del gruppo in tutte le allegre casette italiane, visto che l'atmosfera di queste è presente nell'album e penso ne sia debitrice.
Atmosfere delineate da pensieri inespressi, oggetti, grida e dialoghi paradossali.
Le Allun mediano questo materiale (sorta di succo mestruale acido) e lo trasformano, lo vomitano sulla tavola con contorni che allettano l'occhio e ci invitano a servircene.
Ce lo consegnano su supporto leggibile per i nostri, mai piu', virili lettori. Escandescenze impro-no-noise-wave con piglio e imperturbabilità di matrice giapponese, sveglie, violino e chitarra stuprati, fischietti, giochini elettronici vintage, batteria che appoggia robusta o si distrae, animaletti di gomma che fischiano, smanettamenti isterici di oggetti trovati, farfugliare stridulo e con modulazioni bambinesche di una voce che raramente è distinguibile.
Lo adoro. Segnalo qualche brano solo perchè so che è insensato farlo: Siamo occhi , OX , Zanzara innamorata , 34 Agosto , Allun dai capelli rossi , Allucinante .
Come il pensiero di feti di Red Crayola nella testa di un gruppo di Lidya Lunch clonate con gli occhi a mandorla, a cui abbiano strappato le corde vocali per farne un violino giocattolo da lasciare inutilizzato e muto per lungo tempo. Oggetti autoalimentanti bellissimi.


Mood
Guido Siliotto

Le Allun hanno, prima di tutto, un grande merito. Grazie a loro, la parola “nulla” è diventata palindroma. Anche il contrario di “nulla” ha finalmente ottenuto un significato, che non è necessariamente "tutto". Non paghe, hanno deciso di superarsi,e ora anche ”nessuno” ha un suo contrario, che non è per forza "tutti". Aggiungere qualcosa all'inaggiungibile, è forse questo lo scopo di questo mprobabile ed ammaliante ensemble? Chissà, noi ci limitiamo all'ascolto, che già vale da sé una goduria non indifferente. Dopo Et Sise. l'incredibile esordio del 2000, la band aveva perso la metà delle componenti. Ora, accanto a Stefania Pedretti, ci sono Natalia Saurin e Wanda Tosi ai rumori, la batterista francese Marylise Frecheville e Silvia Grosso dei Larsen al basso. Al banco di regia, per il secondo parto, le nostre eroine chiamano due eroi dell'underground nostrano, Bugo e l'infaticabile Jacopo Andreini. Alla produzione, come sempre, l'eccellente Bar La Muerte, stavolta in collaborazione con l'etichetta russa One-Touch.Succose e sbilenche canzoncine (?). rumori riciclati e assemblati per caso (7), spirito punk e creatività a mille all'ora. La prima cosa che sembra avere un senso compiuto in questo disco è la traccia numero 6, ma poi lo perde, Io recupera e lo riperde e poi ancora... Come ogni buon maschio sciovinista, ho sempre pensato - e voi con me - che il posto migliore per una donna sia in cucina, mentre l'uomo va al lavoro o al bar con gli amici, Nel caso specifico, è meglio non lasciare queste fanciulle da sole in casa: potreste non ritrovarla intatta, al vostro rientro.

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