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Le Allun compongono musica
come solo delle bambine piccole potrebbero concepire: senza
quelle cognizioni che si acquisiscono, involontariamente,
con la crescita. La chiamano perdita dell'innocenza. E così
è. Perchè la musica deve avere una melodia?
Perchè gli strumenti devono essere strumenti veri?
Perchè un cantante deve essere intonato? Stefania Pedretti
e Natalia Saurin ribaltano i canoni (e le parole) di ciò
che è unioversalmente contemplato come verità,
bellezza, armonia. Spremono la loro idea di musica da giocattoli
e altri oggetti che non potrebbero emettere alcun suono, trasformano
la voce in lunghi gemiti, si travestono da creature extraterrestri,
inventano un linguaggio unico, a tratti magico, spesso terrifico.
Onitsed (Destino, al contrario) è il loro terzo lavoro:
questa volta viene presentato in una veste più compiuta
nella sostanza e ricca nella confezione: oltre alle tracce,
quattro, strutturate in sinfonie e suite come si trattasse
di musica classica, ci sono un libretto fotografico di grandi
dimensioni con la storia dell' attuale duo (ma il gruppo è
sempre stato aperto a più collaboratrici, come è
avvenuto con i dischi passati Et Sise ed Onussen) e il video,
rigorosamente amatoriale, di Due Bambine nel Bosco. E' una
storia alla Blair Witch Project (ma padana) tra balle di fieno,
foschia, acacie spoglie. Stefania e Natalia sono delle aliene.
Due bambine le spaventano, invece di esserne impaurite. Ancora
una volta le Allun hanno cambiato le regole. Come? Sem,plicemente
non adottandone alcuna.
Valeria Rusconi
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