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noviembre 05, 2006
Ocho años han pasado desde que Stefania Pedretti iniciara sus aventuras musicales con Allun, el grupo de cuatro mujeres que gestionaban la casa okupada La Sede en Vigevano, Pavia, y que decidieron montar una banda donde cada miembro debía ocuparse del instrumento que menos dominara. DIY, improvisación, performance y absoluta libertad creativa que permanece intacta hasta hoy.
En 2000 vendría OvO, dúo en el que Pedretti unía su destino a Bruno Dorella. Una excusa para estar juntos que ya ha dado a luz cuatro álbumes de noise rock experimental.
El verano pasado se editó su primer disco en solitario, "Ricordi Indelebili", bajo el nombre de ?Alos. Un disco creado durante la gira de "L'indiscreta", performace en la que Pedretti prepara una romántica cena mientras exhibe sus contorsiones vocales, rasga la guitarra y acaricia el violín sobre bases electrónicas. "Electro de cocina y pop de cámara", es como lo presenta Bar La Muerte Records.

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may 2006
Anno 2000. Estate. Arriva come il classico fulmine a ciel sereno, “Et sise”, esordio
sulla lunga distanza delle Allun. Un disco che di classico non ha niente, tutt’altro. È uno shock,
un pugno nello stomaco, un calcio in culo alle buone maniere e al conformismo. Quindici danze moderne
per chitarre, violino, basso, tastiere, pezzi di batteria, giocattoli, macchina da scrivere, macinino da
caffè e minipimer. La Allun creano un universo verso cui non basta tendere il solito ‘orecchio’ per capirne
tutte le dinamiche. Fate una prova, ascoltatelo adesso: vi sembrerà differente da come lo ricordavate,
perché solo adesso abbiamo gli ‘strumenti’ adatti per apprezzarlo in pieno e soprattutto di valutarne
lucidamente il peso che ha rivestito per la musica nazionale. Arte performativa, innocente e pura.
La chiave di lettura è tutta qui: come novelle Alice nel paese delle meraviglie le quattro Allun hanno
attraversato lo specchio ed hanno esplorato con gli occhi di un bambino, un mondo nuovo e da manipolare.
Manichini, iav evodam, nwolc, miele, eigub sono danze che nascono dal nulla e che si riannodano ad una
tradizione new / no wave (la citazione (in)volontaria di “i wanna be your dog” in nwolc). La creazione è
un maelstrom di sogni ed incubi, il subconscio che viene fuori prepotentemente; erapocs, giardini del
nulla e la traccia senza titolo in chiusura sono filastrocche strambe e allucinate. In mezzo a queste,
una serie di frammenti di pura improvvisazione cieca, contrassegnate sulla copertina del disco con disegni
di volti umani dalle disparate espressioni facciali, segno di come l’improvvisazione segua più che mai lo
stato d’animo del momento.
Con “Et sise” veniamo per la prima volta a contatto con le personalità (rilevanti) di Stefania Pedretti e Patrizia Oliva:
la prima (voce, chitarra, violino e giocattoli), presta la voce alle Allun e ne traduce, istantaneamente a parole,
i deliri; la seconda (tutto su la Oliva nell’articolo di sands sul ‘boom italiano’), interessata allo sviluppo
dell’aspetto performativo.
(Allun, “Et sise”, 15 tracce, 39 minuti, co-producono Bar La Muerte e Snowdonia).
Facciamo un passo dietro: 1998. Estate. All’interno del CSA La Sede di Vigevano, Stefania Pedretti, Patrizia Oliva,
Wanda e Katia, rendono più concreta la loro partecipazione all’organizzazione concertistica del CSA, costituendo a
loro volta una band. La nascita è spontanea, la tecnica non è tutto, la creatività si. L’unica ad avere già preso in mano
uno strumento è Katia (il basso) e quindi per non creare discrasie si siede giustamente dietro la batteria. Questo
la dice lunga sull’approccio delle quattro ragazze: improvvisazione totale nelle musiche e nei testi, massima apertura
mentale e spirituale. Vien fuori un gioco di specchi, di opposti, di illusioni / allusioni (‘Allun’ non è che ‘nulla’
scritto al contrario e su questa falsa riga è possibile dare un significato anche ai titoli dei loro dischi e delle
canzoni, nonché ad alcuni testi). Il CSA di Vigevano rappresenterà per loro la base operativa ed è qui che le Allun
registreranno i primi due dischi. Inizierà di lì a poco una timida attività dal vivo che esploderà l’anno successivo
con varie performance dall’indubbio pregio di lasciare sempre di sasso gli ascoltatori intervenuti.
1999. Primavera. Esce il primo 7-inch delle Allun, lavoro dalle buone premesse, ampiamente superate dal successivo esordio.
Improvvisazioni sparse e prove tecniche per quello che verrà. Produce, in tiratura limitata e dalle copertine fatte a mano,
la Tijuana di Bruno Dorella, etichetta che rappresenterà anch’essa una prova generale per la Bar La Muerte, label che
di lì a poco nascerà e si legherà a doppio e triplo filo con le Allun.
2000/2001. Non riuscendo a conciliare gli impegni con le Allun dal resto, Katia lascia. A settembre, dopo il concerto di
Milano, anche Patrizia Oliva se ne va. Ciò non decreta la fine dell’esperienza Allun, e già il mese successivo le
nostre si ripresentano sul palco del mitico Offfest, in quel di Milano, con la nuova poderosa batterista francese
Marylise. Seguono, l’anno seguente, una serie di esibizioni all’estero che culminano con la pubblicazione di un
cd-r dal titolo “Adan” per l’etichetta Americana Slippy Time. A questo punto della storia, l’attività delle Allun,
e di Stefania Pedretti in particolare, si intreccia con quella dell’altra sua creatura, condivisa col compagno
Bruno Dorella: gli OvO (tutto su di loro nella sezione articoli di sands). Le Allun frenano così la loro attività
per dar modo a Stefania di sopportare gli impegni con OvO che inaspettatamente li proiettano in una frenetica
girandola di eventi eccezionali.
2002. Le Allun si rifanno vive con un nuovo disco e una nuova formazione: accanto a Stefania, Marylise e Wanda,
ci sono anche Natalia Saurin (agli elettrodomestici e giochi) e Silvia Grosso dei Larsen, al basso e tromba.
Le cinque ragazze danno alla luce “Onussen”, disco prodotto in modo molto professionale da Bugo e Jacopo Andreini.
Ne esce fuori una creatura più strutturata e curata nei suoni, che rimangono però sempre debordanti e creativi.
È un caos controllato ed incanalato in deliri più ‘umani’. La marcetta di colazioniste, i vortici di siamo occhi,
le istanze avanguardiste di ediltnalta, assenza di ativarg e ox, l’andamento ipnotico di zanzara innamorata,
l’agghiacciante dalla ns. inviata J e i rinnovati mordi e fuggi free di 88 giugno, 34 agosto e 93 dicembre, sono
pezzi perfettamente equilibrati e di una bellezza oggettiva. In tutto questo Stefania continua l’avvicinamento ad
una forma di linguaggio tutta propria che ne allargherà le prospettive. Il primo disco delle Allun rimane senz’altro
il loro disco più significativo e importante ma questo segna una notevole maturazione generale. (Allun, “Onussen”,
17 Tracce, 39 minuti, Bar La Muerte, One Touch Recordings Monopolka).
Il 2002 è un anno cruciale per le Allun che vedono la propria creatura cambiare radicalmente. Di fatto diventano il
gruppo solista di Stefania Pedretti che, spinta dalla necessità, si vedrà più volte costretta ad affrontare le
platee da sola sul palco. Questo nuovo tipo di esperienza andrà poi a confondersi e a sfociare nel suo nuovo progetto
solista, ?Alos, alter ego quasi esclusivamente performativo. È qui che viene estremizzato alcuni dei concetti alla
base delle Allun: l’aspetto teatrale, la performance, l’interazione con il pubblico e il suo essere donna.
Dal vivo tutto può succedere e di fatto tutto accade: sfilate di moda (inizia in questo periodo la collaborazione
col gruppo Punto G, di cui Stefania cura l’attività di mostre collettive di arte femminile), rappresentazione di
scene di vita domestica (la preparazione di una cena con ?Alos; l’utilizzo di elettrodomestici con le Allun, adesso
in trio con Natalia e con la new entry dal vivo, Alessia, queste ultime due alle prese con il lato performativo
mentre a Stefania il compito di badare l’aspetto sonoro).
Nel 2003 le Allun sono un affare delle sole Stefania e Natalia ed all’inizio del 2004 esce il 7-inch split, a base
di schermaglie freejazz e impro, col gruppo francese dei Seau D’eau. Il successo della nuova versione delle ‘Fashion Allun’,
basata su sfilate di moda, porta rinomati riconoscimenti tra New York e Italia, dove parteciperanno a numerosi eventi
di arte contemporanea.
2005. Primavera. Esce il terzo disco di Allun “On.it.sed” (recensione in archivio): accanto a Stefania e Natalia c’è
da segnalare le partecipazioni della rientrante Silvia Grosso, del gruppo elettronico dei AO34 e di Mae Starr dei Rollerball.
Il disco, prodotto da Roberto Rizzo, dei R.U.N.I., fornisce una visione più ampia possibile di cosa siano in quel
momento le Allun: il disco infatti è corredato da un book fotografico e da un videoclip, a rimarcare come la band
non sia solo un progetto musicale. Nel lavoro ritorna alla luce quell’elemento di innocenza infantile che ha caratterizzato
gli esordi: esso si presenta come una lunga fiaba a tinte nere in cui vengono introdotti novità musicali di non poco
conto: l’elettronica, i field recordings e addirittura una nitida e melodica linea di pianoforte.
“On.it.sed” è il loro disco più accessibile e testimonia come le Allun, anche cambiando struttura e strumentazione,
riescano a mantenere intatta la loro filosofia e la loro identità. (Allun, “On.it.sed”, 4 tracce, 32 minuti,
Bar La Muerte + altre).
2006. Come scritto sopra, Stefania Pedretti, parallelamente alle Allun, ha continuato a proporre dal vivo l’esperienza
solista di ?Alos, spettacolo a 360° basato sul coinvolgimenti di tutti e cinque i sensi. In questo progetto troviamo
alla base l’idea di confrontarsi con se stessa da una prospettiva speculare. Non a caso ?Alos compie un percorso
inverso rispetto a quello compiuto dalle Allun. Come queste ultime partivano dalla musica per approdare alla performance,
così ?Alos parte dalla performance per giungere alla musica. “Ricordi Indelebili”, prima uscita ufficiale fresca di stampa
di ?Alos, è indicativo già dal titolo: niente capita per caso e i ricordi indelebili che hanno segnato Stefania, al pari
delle cicatrici che ella stessa ha tatuate sul suo corpo (e “cicatrici” è anche il titolo dell’ultimo disco di OvO:
tutto torna), riaffiorano prepotentemente alla luce. ?Alos è Stefania. È il suo bagaglio di esperienza, la sua evoluzione,
la sua identità di donna. Il disco, ancora prodotto da Roberto Rizzo, è infatti una raccolta di immagini e ricordi,
musicati con il suo gusto d’oggi. Ci sono poetici e fugaci strumentali (il violoncello di agosto 1976, 29 aprile 2004),
nenie elettroniche (profumo 1994), pezzi da party psuedo-techno (luglio 1996), beat scombinati (quasi alla 23Skidoo in
27 gennaio1997;
più ‘cantautorali’ invece in 2001 e 21 gennaio 2003; partecipa ai ritmi Dj Tonnerre) e bellissimi quanto fragili ed
intensi bozzetti di canzoni (8 aprile 2002, 29 marzo 2003). In chiusura una vera perla, in cui il piano di Mae Starr
dei Rollerball si intreccia con il violino e la voce di Stefania.
Come riportato nella sua pagina web, il progetto ?Alos è legato al tema del rubare attivi privati rendendoli pubblici.
Nelle sue performance Stefania ha suonato e cucinato contemporaneamente sul palco, invitando poi una persona nel
pubblico a consumare la cenetta da lei preparata a lume di candela con lei . Stefania cattura momenti che hanno
appunto avuto la forza di imprimersi (involontario o no che sia) a sua volta nella mente di chi si è trovato di
fronte come, appunto, ricordi indelebili (il discorso vale sia per le Allun che per OvO e ?Alos). In definitiva,
in ?Alos, Stefania estrinseca se stessa: rappresenta a pieno la personalità e l’evoluzione di un’artista a tutto
tondo che, vuoi che utilizzi mezzi come la musica, disegni (sue sono anche molte delle copertine di OvO e Allun),
mostre e sfilate, non finisce mai di stupire. (?Alos, “Ricordi indelebili”, 13 tracce, 29 minuti,
Bar La Muerte / Precordings / Vida Loca Rec).
Alfredo Rastelli
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