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?ALOS
Intervista su ilmucchio.it
2006
       
Stefania Pedretti, già componente di Allun e Ovo, ci presenta il suo progetto solista che la trasforma in ?Alos, un personaggio nato e cresciuto dentro di lei da sempre e che è venuto fuori tra un concerto e un dipinto e negli ultimi due anni si è materializzato. ?Alos ha una voce scomoda insinuante, suona il violino, la chitarra ma anche il violoncello. “Ricordi indelebili” (Bar La Muerte/Audioglobe) racconta diverse corde dell’amore musicale di questa donna, che ci fa semplicemente dono di sé suonando e cucinando un piatto vegetariano che poi condividerà.
 

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Mi ricordo che una delle volte che ci siamo incontrate, tornando da un concerto a Palermo mi dicevi che per salvare una data delle Allun ti sei ritrovata a salire sul palco da sola. Può essere questo l’avvio del progetto ?Alos?
Quella data a Palermo è stata la prima e unica volta senza le altre Allun ma ho potuto sperimentare la possibilità di suonare da sola e di rendermi conto che potevo farcela divertendomi. Provai ad usare le verdure, vari elementi culinari e il pensiero per interagire col pubblico. Fu molto bello.

Torniamo per un attimo agli altri tuoi gruppi. Come prosegue la vita musicale delle Allun e degli Ovo?
Con le Allun bene. Adesso siamo in fase di stallo perché Natalia è partita per l’Argentina, quindi più che altro siamo alla ricerca di date. Sia a ottobre che a gennaio abbiamo fatto sfilate, nel primo caso per un festival femminile mentre a gennaio in un locale con qualche cambiamento rispetto al nostro live perché c’era la DJ con cui parto in tour per ?Alos e quindi eravamo super carini e divertenti.

Poi gli Ovo, il gruppo che condividi con Bruno Dorella, una grande svolta visto che adesso avete firmato per Load.
“Contratto fittizio” perché anche loro sono della nostra stessa ottica: noi siamo contro queste forme burocratiche. Crediamo invece a un approccio di vita, loro hanno ideologie molto simili alle nostre, è un’etichetta davvero ottima per noi. E quindi finalmente gli Ovo hanno trovato casa. Ad aprile esce il disco e poi partiremo per il tour Europeo.

Tu guardi le facce del tuo pubblico durante le varie performance. Le vedi o non ci fai caso?
Dipende dalle volte. Tendo a suonare con gli occhi chiusi con tutti i miei progetti. Direi di no quindi. A volte ci sono delle persone che mi colpiscono e quindi le osservo ma di solito li tengo chiusi. A volte con le Allun capita che le persone siano proprio basite, invece tante volte ci sono bambini gasatissimi e vedere una persona piccola piccola supercoinvolta: è molto bello perché vedi loro senza né freni né conoscenza musicale e ti rendi conto che a volte, per la nostra musica, la gente si mette i paraocchi.

Chi è ?Alos?
L’idea è di questa donnina un po’ rétro: un personaggio nato dai miei dipinti e disegni che ha preso vita ed è riuscita a venire in quest’altro mondo per fare dei concerti. Oltre ai pezzi elettro ci sono anche pezzi suonati con il violoncello. Questo disco è strutturato come una colonna sonora: delle musiche che accompagnano le varie azioni, i momenti più allegri e di riflessione e i momenti di stasi. E il violoncello non è una base, come alcuni pensano, ma è suonato da me. Ultimamente infatti mi sono dedicata a studiare questo strumento che amo moltissimo perché ci sono i miei adorati archi. Volevo utilizzarlo perché crea un’atmosfera totalmente diversa, mille volte più sognante rispetto a una chitarra.

Raccontaci cosa succede nella tua performance.
La performance ha molti componenti che si collegano con la mia arte. Volevo riprodurre l’intimità della casa, così ho pensato alla cena. Con gli altri progetti musicali sono solitamente interattiva ma qui in più, speravo d’ampliare la conoscenza dei cinque sensi cucinando dal vivo per far venire via il pubblico da un concerto in cui non solo vedi e ascolti la musica ma anche puoi assaggiare, toccare, odorare oltre il sudore del tuo vicino anche un profumo culinario di verdure con il tofu (se lo trovo) per far conoscere la cultura vegetariana. Intanto, DJ Tonnerre mette i dischi, Mae Starr suona e io canto, suono e cucino. Un ibrido tra una pièce teatrale e un concerto coinvolgente. Questa cena va infine condivisa. Nasce come cena romantica per se stessi - ?Alos infatti dovrebbe consumare questa cena da solitaria - ma poi sceglie un uomo del pubblico e mangia con lui.

Nelle foto all’interno del CD ci sei tu ritratta piena di cicatrici. Da dove nascono?
Nascono dalle donne che disegno. Faccio sempre delle figure di queste donne che una volta erano sul mozzato ma adesso hanno le cicatrici. Da dove arriva ?Alos la cicatrice è una forma di bellezza. Nelle persone crea il carattere e la sensibilità per ognuno di noi, nel mondo di Alos questa sensibilità è riportata all’esterno. Cicatrici come ricordi.

Le foto le ha firmate Natalia. Cosa le hai chiesto?
Volevo che facesse venire fuori l’idea di questa donna tra il triste e il non ma in un’epoca differente. Quindi volevo dare al disco un’idea rétro anche perché la raccolta delle date vuole somigliare a un album, un diario di questa certa persona antica. È come scoprire un baule proveniente da un altro periodo storico: te lo ritrovi in mano e scopri quasi la vita di qualcuno. In particolare le foto erano ispirate esteticamente agli anni ‘20 e ‘30, a parte le cicatrici.

Ci parli dei tuoi compagni di viaggio?
DJ Tonnerre, di cui finché posso vorrei nascondere l’identità, è un ragazzo conosciuto non per l’elettronica perché di solito suona tutt’altri strumenti. Con ?Alos gli ho proposto di prepararmi delle musiche già anni fa senza dirgli che cosa ci avrei fatto sopra. Per lui è stata una sorpresa scoprirlo al mio concerto. Invece, per quanto riguarda Mae Starr dei Rollerball, quando ho iniziato a pensare ad ?Alos ho pensato subito a lei col pianoforte e lei mi ha mandato la traccia molto bella che chiude il disco e la userò anche come traccia conclusiva del live.


Francesca Ognibene


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