| Rolling Stone
Giugno 2006
Alessandra Roncato
Nell'agosto 1976 il mondo era un posto sicuro. Ma è durato poco. Il 1994 aveva il profumo dei pensieri leggeri. Nel luglio del 1996 qualcosa di maligno si è impadronito della sua mente. Sono supposizioni sulla vita di Stefania Pedretti, raccontata in questo album attraverso canzoni strane, rumoristiche e rumorose, cantate in una lingua personale e intitolate con delle date e incise sotto il nome ?Alos. Lei, Stefania, è una delle Allun (gruppo al femminile specializzato nel suonare giocattoli e oggetti vari), questo è il suo primo disco solista (provate a leggere ?Alos al contrario). Prima, drante i concerti, suonava le canzoni cucinando sul palco. Adesso voi potete cucinare mentre le ascoltate.
Losing Today
Giugno 2006
Stefania Pedretti è un'artista (è bello poter fare una simile affermazione senza temere di aver scritto una cosa grottesca). Stefania è una grande artista (rincaro la dose), una delle poche figure realmente potenti, carismatiche, enigmatiche, tenere e violente prodotte dalla terra dei
cachi negli ultimi 15 anni. Ce la ricordiamo naive e scomposta con le allun,
tesa e ribollente con gli Ovo, straniata e sperduta nelle sue performance culinarie da teatrino off. Questo disco rappresenta la sintesi di tutto questo. Come pochi altri in Italia (mi viene in mente Graziani ma anche Repetto) Stefania si dona al pubblico, con enorme generosità, ci parla di se senza pudore, rendendo noi ascoltatori ridicoli guardoni attaccati al buco della serratura. Il bello è che riesce a farlo con una semplicità sconcertante, saltando a piè pari un migliaio d'anni di tormento filosofico (a partire dal mito della caverna platoniano). Se a questo punto state pensando a un disco concettuale, ermetico, "difficile" siete completamente fuori strada. Questa volta Stefania raccoglie le idee e da vita a 13 canzoni (avete letto bene) una più bella e toccante dell'altra. Rabbia, gioia, solitudine, amore, passione, paura, in sintesi l'esistenza di ognuno di noi (ah, se ci chiudessimo meno in casa!). Abbiamo la nostra Nina Hagen (e forse anche di più, abbiamo una persona vera, in carne e ossa). Vai piccola Stefania, sei tutti noi.

www.musicclub.it
Luca Confusione Giugno 2006
Stefania Pedretti (Allun e OvO) è sola! Sola? ?AlosSi ?Alos mi sembra più adatta, come parola, a definire l’esperienza solista di Stefania che comunque si avvale di DJ Tonnere a fornirle bassi e ritmi e di Mae Starr (Rollerball) al piano. Meno improvvisazione del solito, ritmi e ritmi a gettare basi solide per questa raccolta di ricordi che non se ne vogliono andare. Ricordi raccontati in una lingua inventata (sapete di cosa parlo), contornati dalla solita oggettistica giocattolosa e domestica, chitarra usata e piegata agli umori del momento, il tutto rinvigorito da una linea simil-melodica che incombe come un fantasma (assenza\presenza). Anche se tutto può sembrare consueto ai frequentatori della nostra Stefania, il risultato non lo è affatto. Le quasi canzoni articolate che ne emergono completano\chiudono(?) una parentesi che avevo vista aperta con l’ultimo Allun, la declinazione più pop del mondo immaginato dalla nostra. A tratti si raggiunge piacevolmente un incrocio fra Residents e Raincoats. Altre volte il discorso è decisamente personale. Mi domando, dove andremo a finire? Potremo rispondere quando queste parole si saranno trasformate in ricordo? Potremo? L’importante non sono le risposte comunque. 
Rockerilla
Aprile/Maggio 2006
Stefania Pedretti compie il grande balzo, dopo gli entusiasmanti trascorsi in OvO ed Allun: due anni di happenings sui palchi non solo italiani, corredati da performance soliste dirette a coinvolgere il pubblico con tutti e cinque i sensi, ne hanno affinato la personalità artistica, infondandole una notevole consapevolezza nei propri mezzi. E' forse per questo che il tema autobiografico è affrontato al tempo stesso con tanta determinazione e dolcezza in questi solchi ( identificati soltanto da criptiche date) e che il suono appare più coerente e meno sfacciatamente provocatorio, con l'audacia dei vocalizzi sempre più funzionale al tessuto musicale. Alter ego della chitarra o degli archi di Stefania è DJ Tonnerre, che ad un ascolto distratto può essere scambiato per una macchina ritmica inesorabile, ma che in realtà è un musicista in carne ed ossa di funambolica bravura: è proprio il suo apporto al basso e alle percussioni a far scivolare i capricci no-wave e le feroci dissonanze di ?Alos verso l'avant-prog di Bob Drake, come se l'intemperanza di Lydia Lunch trovasse requie tra le armonie oblique dei 5 uu's o tra le pieghe della psichedelia bislacca di Hail. Il finale è affidato all'unico brano con un titolo vero e proprio, la dolente elegia di "Sola", dove il violino dialoga con le noti toccanti del piano di Mae Starr dei Rollerball, tranquillo fluire di lacrime come stille di rugiada che saranno ferite e cicatrici di un percorso sonoro meravigliosamente sincero.

Nero
Maggio 2006
Francesco de Figueiredo
Stefania Pedretti, i suoi spigoli e suoi ricordi, che per diventare davvero indelebili diventano musiche, legate indissolubilmente all'esperienza. Non ci sono gli OVO e nemmeno le Allun, quantomeno non direttamente. L'intimo traspare, dalle linee elettroniche fino alle zone eteree di violoncello obliquo. Il percorso delle tredici tracce è inaspettatamente più lineare di quanto non mi fossi prefigurato, scandito da ritmiche presenti e volutamente visibili, su cui i gemiti, le nenie e i canti di Stefania segnano ferite leggere ma pungenti, come di una lama sottile e donna, che non ferisce per uccidere, ma per destare attenzione. Il disco è nato durante il tour di una performance portata avanti per un paio di anni in Europa, durante un viaggio, che per sua natura rende più chiari e impetuosi i ricordi, palpabili e (in questo caso) rappresentabili in sensazioni monolitiche. Ogni traccia ha un titolo, e ogni titolo è una data specifica, non ci è dato sapere di più, perchè per quanto la forma canzone sia presente, le linee di rottura proprie di questa artista rimangono, con tutte le loro irregolarità, e i confusi punti oscuri. E' l'onestà il punto centrale di questo lavoro da solista, forse perché è proprio attraverso essa, che nel ricordare, si riesce a tenere vivi i legami con il passato, persistente e pulsante perché parte dell'oggi.

Rumore
#171 aprile 2006 Vittore Baroni
Primo parto solista di Stefania Pedretti (Allun, OvO) nei panni di Signorina ?Alos (o "Sola"? nel suo peculiare linguaggio a testa all'ingiù), Ricordi Indelebili è una sorta di taccuino sonoro in cui l'incontenibile sperimentatrice racconta date significative della propria vita in un immaginifico linguaggio senza parole, un italo-anglo-gamelot di trilli e gorgheggi free-noise, spiritate cantilene primordiali e nostalgiche filastrocche avant-pop. L'accompagnamento sonoro è scarnito ma a tratti possente, grazie ai ritmi pesanti di DJ Tonnerre, unico ospite assieme al malinconico piano di Mae Starr dei Rollerball. Per il resto, le sghembe canzoni si avvalgono di derive free-folk e vigorosi sbuffi electro, strimpellamenti di chitarre/violini e dispettosi rumori giocattolo, con l'energica imprevedibilità propria degli spettacoli dell'autrice: l'idea iniziale dell'album è sbocciata infatti nel corso di un tour solista in cui Stefania suonava e al tempo stesso cucinava in scena, invitando poi una persona del pubblico a cenare con lei a lume di candela... Un viscerale, struggente, gioioso, originale diario in codice al femminile.

Blow Up
#95 aprile 2006
Daniela Cascella
Ha molto da dire Stefania Pedretti/?Alos e nel suo primo disco solista lo fa con un linuaggio autentico, senza strategie per facili approcci. Erano molti i pericoli alla vigilia di questa prova e invece ?Alos rimane fedele al proprio tracciato creativo, tenendo lontano ogni rischio di appiattire il disco nel lirismo intimista o di giocare con immagini e sonorità ammiccanti come troppe ormai ne vediamo in giro. Questo cd contiene una varietà sbalorditiva di idee a dimostrazione di una maturità artistica raggiunta dopo tanti anni di militanza con OvO e Allun; il tutto prende la forma di spunti musicali che, concentrati in 30 minuti, hanno un effetto dirompente tanto a livello emotivo quanto sonoro. Nati durante le performances musicali/culinarie portate in giro per l'Europa da qualche anno, ma qui del tutto indipendenti e risolti in sè, questi brani ci mostrano una Stefania spiazzante quando necessaria e spietata al punto giusto. La sua musica, che dice molto sull'universo femminile senza alcuna retorica, sa essere convinta, sfaccettata, dura o giocosa. Non ci sono Allun, non ci sono OvO: qui c'è ?Alos con la sua originale storia di frequentazione del suono, a offrirci la sua voce che si fa balbettio tra blip sintetici e chitarre distorte in Profumo 1994, a creare una sorta di distanza raffreddata; a travolgerci in Luglio 1996; a ricamare note ai bordi di una hit nei ritmi di 27 gennaio 1997, o a donarci una cantilena vellutata su ritmi informi in Aprile 1999. Brano dopo brano si accumula così un carico di visioni, che sfocia nel climax di Autunno 2004 ed è poi bilanciato dalle acque calme (ma non sedate) di Sola in cui ?Alos, accompagnata da Mae Starr al pianoforte, inizia a disegnare nuovi scenari su cui continuare la sua personalissima e irresistibile danza. (8)

Kathodic
Giorgio Pace
?Alos è la nuova creatura musicale nata dalle mani di Sefania Pedretti (Ovo, Allun).
Mai come in questo caso si scopre una combinazione degli strumenti decisamente piccante: violino, violoncello, chitarra, giochi e voce occupano per intero lo spettro d’azione di ?Alos, mentre notiamo parallelamente alcuni contributi importanti offerti da Dj Tonerre, con ritmi e bassi e da Mae Starr al piano.
“Ricordi Indelebili”, cicatrici lasciate dal passato, esperienze della propria vita, rimaste impresse nella mente, indelebili o volutamente incancellabili. In questo viaggio i ricordi sembrano comparire e scorrere come un film, ognuno è provvisto di una sua storia ben definita, attraversano le 13 tracce dell’album, lasciando nell’atmosfera circostante sensazioni di cupezza, attimi di ‘pazzia, inserti di gioia, mordace ed esuberante. Nessun nome, solo dei periodi, degli anni, dei mesi, dei ‘profumi’ da respirare con tutta l’anima, i titoli-ricordi del disco vengono tutti ‘registrati’ con una semplice data.
Dentro troviamo condivise conoscenze musicali, diversissime tra loro che confermano la mano ‘multicolore’ della Pedretti. La voce rimane il punto più alto e nobile nella sperimentazione di ?Alos, ci conduce da parti contrapposte, partendo da un nebbioso ricordo del Sol Levante: dalle formazioni underground storiche, quali gli Hikashu del famigerato vocalist Makigami Koichi, alle stralunate band, tutte al femminile, della caratura di Ni Hao, Limited Express e Afrirampo. L’inizio radica i suoi umori su scenari contemporanei, dipinti alla perfezione da un violoncello e da una voce contorta e quasi sofferente…
E’ Agosto 1976, l’origine, il punto da dove si dipanano solchi di caotico rumorismo -Profumo 1994- di pop distorto -Luglio 1996- di litanie vocali, o di giochi d’improvvisazione adagiati su ritmiche tribali -27 Gennaio 1997- inserti di malinconica, quanto onirica, carica jazz, bilanciati tra colpi di basso secco e vocina sopra le righe -Aprile 1999…
Diventa veramente difficile tentare ulteriori (ed inutili) accostamenti con derivazioni musicali del passato o del presente: la verve di ?Alos è fin troppo personale. Lo confermano i salti imprevisti tra sospiri di avanguardia a lavorati melange tra chitarre improv e battiti loft techno, da istantanei caratteri cameristici a derive cibernetiche e pop, da deviate scritture minimaliste (e29 Aprile 2001 ne incarna un saggio esempio) a pulsioni frenetiche di hard-core elettronico…
Un contenitore sta-pieno di emozioni… di ricordi… di suoni che fluttuano nella mente e nella memoria più lontana.
Un percorso che parte dalla nascita… per arrivare al presente… e per lambire il futuro.

Dream Magazine
#7
George Parsons
?AlosRicordi Indelebili (Bar La Muerte, www.barlamuerte.com) ?Alos is Stefania Pedretti of Italian musical enterprises OvO, and Allun. She’s a performance artist, and a painter as well; her painted work often features scarred, disfigured, or dismembered images of various women. She is facially scarred, and uses makeup to accentuate rather than disguise this. Singing and playing violincello, guitar, violin, and giochi, with DJ Tonnerre on rhythm and bass, and Mea Starr on piano. Those already familiar with her other work will recognize the singularly unique voice; but this is the best showcase yet for the range of her capabilities and interests. Her most song-like work so far, as well, though that’s a very relative term. From angst laden spidery nerve-ending folk scree, to chamber music in Hades reveries. Insane growling gurgling exorcisms, to sinister seductions. Vocally she recalls the outer reaches of folks like Johanna Went, Anna Nacher, Diamanda Galas, and Patty Waters.

ultrasonica.it
?Alos è l'alter Ego di Stefania Pedretti, ?Alos vive al di là dello specchio, in un mondo parallelo, dove convive con i segni delle ferite che Stefania ha nell'anima... In questo primo album solista (?Alos è anche nelle Allun e in OvO), i sogni della mente caotica di Stefania vengono stampati da una pressa meccanica su CD, freddo mezzo d'espressione ma anche unico veicolo per la diffusione di 'certi' pensieri. Apparentemente 'nonsense', lo scorrere musicale dell'album si trasforma e come tutti i concept, va seguito dall'inizio alla fine. La voce di ?Alos è inquietante, a tratti melodica ma spesso 'demoniaca', stile Linda Blair! Estremamente pesante all'ascolto (ne richiede senz'altro più d'uno) è comunque un buon approccio all'artista.
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