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BUGO / R.U.N.I.

"La Prima Gratta"
(2000 Bar La Muerte / Snowdonia)
       
 

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Impatto Sonoro
Ecco uno dei tanti dischi che bisognerebbe avere, perche ci sara' sempre un momento in cui poterlo tirare fuori, quando la vostra ragazza vi lascera' (con "Spermatozoi") quando sarete sarcastici con voi stessi (con "Potrebbe andare meglio") quando semplicemente avrete voglia di un po' di casino (eh qui le traccie son tante). Ventuno, per la precisione, di cui una manciata di canzoni, tante schegge e un bel po di casino. Non e' poi geniale come si vocifera in giro, prendete solo dello scazzo, del casino, dei testi ai limiti del demenziale (anche se non lo sono) due note suonate a caso ed avrete ottenuto La prima gratta (la giusta quantita sceglietela voiovviamente), il tutto condito da una produzione pressochè inesistente. Lo chiamano lo-fi (bassa fedelta'), i piu' Yeah dicono che sia alternativo, invece e' solo il modo migliore, il modo migliore per poter dare una ragione di esistere a queste canzoni che con una registrazione decente avrebbero perso la loro ragion di vivere ... cantautore + scazzo + casino = la prima gratta, davvero una bella cosa..una bella cosa che ti arriva dritta al cu(ore/lo). Buon Ascolto.
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Blow Up
Francesco Vignotto
Dal circolo sociale "Palmiro Togliatti" di Trecate (No) ecco un mostro, una faccia da cronaca locale gettata in clamoroso contropiede sul territorio della nazione. Bugo. Disordinato cantautore affetto da cazzabuboli e pruriti elettrici, improvvisa perchè probabilmente canta quello che gli passa per la testa al momento, rima in senso terroristico e soprattutto rivelatorio del termine: "Quando taglio il melone penso al tuo viso/ quante volte da me è stato deriso". E prima ancora: "Sabato mattina scoppio i petardi/ sabato mattina attendo il miracolo di cambiarmi". O meglio, rimestando: "Una risata fuori luogo/ che mi scalda come un fuoco/ dammi il numero dei pompieri." Quest'ultimo brano, lo dico per sgombrare il campo da equivoci, si chiama Quante menate che mi faccio, perchè certo ho detto disordinato ma "La prima gratta" non è certo una generica raccolta di auto-indulgenze lo-fi. Anche quando Bugo strilla "nonne posso più, nonne posso più" in falsetto irriferibile, quell'elementare canovaccio blues su cui costruisce quasi tutti i pezzi ha la stessa ingenua grazia di Celentano sulla via Gluck, e non è tanto difficile incontrarci Battisti o Rino Gaetano ("un cellulare è scarico/ per le strade è il panico/ gente nuda guarda su/ se il cielo è ancora in alto). "Ci siamo", afferma con intraprendenza nordica in Potrebbe andar meglio: Con semplicità sempliciotta Bugo attraversa l'impossibile. Collassa in moviola con Una bottiglia di uischi, fà l'elettroschock a Decibel ed Andrea Mingardi in Cicca nei capelli, lascia le impronte appiccicose su I baci della mia nonna ("sono come la panna montata"), si eleva come un santone indiano sopra lo scazzo bovino di Paranoia. Canzoni, dunque, che anche sopra ad un mucchio di letame sarebbero attraenti. E lui, Bugo, anche con un pezzo di letame in bocca sarebbe fantastico. In chiusura, Bugo tira il colpo gobbo, sempliciotto mica tanto. Basso funk e piano martellante, muggiti e assolo fiume di campane sintetiche, sette minuti di congedo in aria celebrativa tipo Screamadelica. Questa canzone si chiama invece Ne vuoi ancora? (Che ore sono?). Certo che ne voglio ancora (non lo so). (8)
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Rockerilla
Enrico Ramunni
Bugo è già noto ai frequentatori del Bar la Muerte come quello strano cantautore dai testi stravaganti e dalle melodie sbilenche , veicolate da un genuino suono lo-fi, che ha già inciso un paio di bei singoli di cui uno in collaborazione con i genialoidi R.U.N.I.; eppure il CD di esordio riesce in qualche modo a stupire - potrà entusiasmarvi, divertirvi, o irritarvi all'estremo, mai passare inosservato - per essere un caleidoscopio di suoni e di parole, grezzo e diretto al cuore, a dir poco originale. Ci sono tutti gli ospiti del caso, un paio di R.U.N.I., il patron Dorella, l'elettronica di A034 ed altri ancora, c'è il punk demenziale alla Skiantos accanto alla ballata malinconica alla Neil Young, l'armonica di Dylan ed il blues malato di Jon Spencer; e ci sono soprattutto testi e tematiche improbabili per un disco rock, dall'ossessione per la figura della nonna (che ispira melodrammi in falsetto e giochetti di parole come "Nonne Posso Più") ad episodi come "Spermatozooi" e "Cicca nei capelli iea!", in cui il titolo dice già tutto. Testi sfigati come neanche Dario Vergassola ("solitudine") , oppure sconvolti e cattivi, che tendono a far dimenticare dettagli di non secondaria importanza come il fatto che Bugo suona bene la chitarra, cavandosela non malaccio anche al piano; o che la qualità melodica di "Il cellulare è scarico", e la lucidità compositiva di "Goccie di wita", che parte sinteticamente maniacale grazie al "superecospaziolizzatore" di A034, approdando ad una lineare meditazione in duo con la tromba surreale di Andrea Bellingardo, non sono proprio cose di ordinaria amministrazione. Ci vorrebbe poco a mettere il cellulare sotto carica, o sincronizzare il cambio perchè la prima non gratti più, ma questo dischetto ispido e un pò indisponente va più che bene così com'è...
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Rockit
Stefano 'Acty' Rocco
Ammetto che questo tizio di nome Bugo e' uno degli artisti che piu' mi ha messo in difficolta'... non sono ancora riuscito a capire se e' un pazzo a piede libero oppure un genio incompreso, ma propendo per il fatto che sia entrambe le cose...
E' chiaro che Bugo e' un cantautore e pertanto fa musica d'autore, ma in realta' e' un folle con l'aria assonnata a cui hanno dato una chitarra per produrre canzoni fuori di testa. Lasciatevi trasportare dai vostri istinti piu' trash e forse riuscirete a entrare in sintonia con le note insensate che si dipanano durante lo scorrere di queste lavoro con un titolo inspiegabile: "La prima gratta".
Aprendo la coloratissima copertina, si riesce a vedere in faccia questo personaggio che sembra la caricatura di De Gregori, del quale in effetti riprende anche alcuni spunti artistici, storpiandoli e stracciandoli con un'ironia molto obliqua. Suoni tendenzialmente acustici si incrociano con strumentazioni variabili che vanno dalle tastiere lo-fi ai campionatori, dall'armonica alla tromba, arrangiati in maniera scarna ed instabile, con alcune scelte cosi' insensate da far cadere le braccia. Ventuno brani, molto brevi, nei quali la spontanea melodicita' di Bugo ciondola appesa a una vena di profonda depressione esistenziale sotto la quale si muove un prato di demenziale realismo, espresso attraverso liriche che possono apparire idiote al primo ascolto, ma che dimostrano una profondita' e un'intelligenza fuori dal comune (nel senso di fuori dalla normalita').
Un album che strappa sorrisi amari e che riesce a cullare nonostante l'insoddisfazione e l'inquitudine provate dal nostro cantautore per una vita opprimente e stressante. Certamente e' esagerato scomodare Beck,una pazzia definirlo il Paolo Conte del futuro, fuori da ogni logica paragonarlo a un Celentano versione alternative... eppure...
Originale, ubriaco, imprevedibile, mai noioso... non ho idea di quali possano essere le prospettive per un artista del genere, ma e' certo che dall'ascolto di Bugo molti potrebbero imparare cosa vuol dire fare musica sincera e coraggiosa...
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Sodapop
Bugo è un fuoriclasse capace di registrare in presa diretta col mangianastri canzoni memorabili con un'attitudine molto simile a quella del Beck di One Foot In The Grave e Stereopathetic Soulmanure, musica permeata dal folk, dal garage, dall'elettronica povera, ma soprattutto dalla classe.
Il suo disco è composto da brani intimi, personali e sempre permeati da una sconsolata ironia fin dall'inizio con l'acustica Quante Menate Che Mi Faccio, dove il disagio di sentirsi imprigionati "con i piedi nell'asfalto" è risollevato da "una risata fuori luogo che mi scalda dentro al cuore" tanto che serve l'intervento dei pompieri... Segue la meravigliosa I Baci Della Mia Nonna, dove con una voce incredibilmente effettata ed in falsetto accompagnata da una chitarra sgangherata si sorride delle smancerie delle nonne; uno dei picchi è poi la splendida Solitario, dove neanche lo scratch del DJ riesce a sollevare il morale e si è costretti a ballare poiché le poltroncine in discoteca sono tutte rotte! Ogni brano è sia spassoso che malinconico, dalla tristezza del pianoforte di un Paolo Conte dei poveri in Oggi Come Sto e Potrebbe Andar Meglio, al cut n'paste di una telefonata erotica e di una dichiarazione di Prodi in Gocce Di Wita, al Tom Waits più ubriaco di Una Bottiglia Di Uischi e Ragazza Cuboide. Altri brani notevoli sono Spermatozoi, sconsolata e tenera descrizione della fine di un amore, Il Cellulare E' Scarico, sull'oggetto simbolo di questi anni e Addio Alle Canzoni Di Una Volta, dove Bugo si accomiata dal cantautorato italiano anni settanta in pieno stile Guccini, salutando "i pantaloni coi risvoltoni" e l'aggregazione giovanile di quel decennio; sulla sgangherata automobile di Bugo il cambio è a pezzi sicuramente, ma in ben ventun brani si imbocca sempre la strada giusta, spesso sentendosi su di una fuoriserie.
Con un talento melodico indiscutibile e un'ironia corrosiva, Bugo è un loser istrionico e ha già pronti due nuovi album, dei quali sto già pregustando le trovate geniali, le battute irresistibili e la immancabile malinconia: non lasciatevi sfuggire un autentico pezzo da novanta.
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Drive Magazine
Lino Terlati
Come avevo annunciato nel numero precedente di Bloc Notes, ecco il secondo lavoro di Bugo, stavolta per la Snowdonia associata alla Bar La Muerte. In seguito avremo il terzo lavoro pubblicato per la Wallace Records.
La prima gratta riassume e porta avanti il discorso pazzoide intrapreso con Pane, pene, pan, anche se la componente acustica qui è più marcata, specie in pezzi come Solitario, Quante menate che mi faccio e Spermatozoi. Invece in Gocce di vita ritorna la claustrofobia malata di Bugo, con suoni quasi titanici ed elettronici, sperimentali, provenienti da un altro spazio, un esperimento vicino ad Anima Di Mais, altro grandissimo sperimentatore di cui si sono perse le tracce. Sabato mattina, invece, è rock da cantina, duro ma lo-fi nelle intenzioni. Cicca nei capelli iea è travolgente come i testi che scorrono via come un fiume in piena. Qui la voce è come metallica, plastificata, un esperimento che non ascoltavo da tempo. Da sottolineare il grande lavoro alla chitarra di Dusco,che è contornata da una base ritmica in sottofondo , ma potente. Sarà interessante vedere Bugo in concerto, perché è un artista davvero nuovo. Il cd è composto da ventuno pezzi tutti brevi, e a parte quelli puramente noise, in tutti gli altri c'è una musicalità cristallina. Chissà, già qui mi è sembrato più raffinato, un Guccini anarchico, e dal prossimo, forse, il processo si sarà maggiormente completato.

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