E ancora, una tensione mai spenta verso soluzioni sonore di confine e un gusto viscerale per la performance. Alle spalle, un sottofondo di pulsioni, ghigni e ossessioni che ribolle incessante, un'attività live a dir poco instancabile e una versatilità che ha condotto a importanti collaborazioni e incontri con musicisti dalla comune irruenza creativa.
Già con il primo album “Assassine” (2001) gli OvO ci avevano scaraventati senza troppi complimenti in una galassia musicale in subbuglio, tra asimmetrie no-wave e aggressioni noise: in questo modo aprivano squarci sanguinanti in una materia sonora irrequieta, un'irrequietezza che ancora oggi dimostrano nei loro concerti in cui inscenano scontri di forze ctonie, dove l'urlo incontra il suo contrario e gli stridori sono attenuati da squisiti momenti ludici.
L'anno successivo è il momento di un secondo cd di pezzi furiosi, “Vae Victis” (2002), in cui gli OvO sono affiancati da Jacopo Andreini per dar vita a un lavoro fulminante, dal suono senza compromessi – e “My First Cowboy” (2002) con i Rollerball, un lavoro sfaccettato, delirante e visionario. Da non dimenticare inoltre i numerosi progetti collaterali di Stefania e Bruno, in particolare le Allun per la prima, i Ronin per il secondo, che contribuiscono senz'altro ad arricchire di input i materiali degli OvO.
E dopo l'ideale “consacrazione” da parte del re del noise giapponese K.K. Null, con il quale gli OvO hanno di recente realizzato uno split cd, quest'anno è la volta di “Cicatrici” (recensione in BU#73), il lavoro senz'altro più compiuto fino ad oggi in cui le filastrocche infantili si trasformano in ossessioni, le ombre più scure sono attraversate da sorrisi obliqui e la tensione tra anima metal e anima industriale (nelle parole di Bruno) scaturisce in tracce inquietamente vitali. Il tutto controllato da un'ironia pungente, che fa sì che il lato ludico degli OvO non scada mai nella buffoneria circense né il lato noise ricada nell'esagerazione. Abbiamo chiesto a Stefania e Bruno un breve commento sul nuovo disco e sul loro lavoro. Il nuovo disco è in un certo senso più organico rispetto al passato ma mi sembra che in esso convergano comunque tutte le vostre esperienze precedenti; la sensazione è quella di un luogo attraversato da suoni che vi portate dentro da molto tempo. Voi che ne pensate? Mi raccontate qualcosa di più su come è nato?
Bruno. In effetti per la prima volta facciamo un disco che rispecchia in buona parte i brani che suoniamo dal vivo. Si può dividere più o meno in una parte più rock (o metal, come mi piace credere), dove predominano la mia mezza batteria e la chitarra distorta di Stefania, ed una parte semielettronica (o industriale, come mi piace credere), dove utilizziamo alcuni strumenti in maniera eterodossa. Per farti un esempio in Efesto Stefania suona i suoi capelli con un archetto collegato ad un microfono a contatto.
Stefania. Hai proprio ragione, questo disco è la fusione tra il nostro interesse verso il rock e la nostra passione per la sperimentazione. Sono tutti pezzi nati nei live e che concerto dopo concerto hanno preso forma e spessore. “Cicatrici” è anche il frutto di un'attività live intensissima che probabilmente vi ha portato a esplorare molte potenzialità e parallelamente si discosta dal live proprio per il mixaggio e la postproduzione che lo differenzia dai dischi precedenti. Cosa ottenete dai live e cosa invece vi ha portato a dare un'attenzione maggiore al lavoro in studio?
Bruno. Gli OvO sono senza dubbio una live band, facciamo tantissimi concerti in tutto il mondo occidentale, è la nostra priorità. Precedentemente facevamo solo improvvisazione al 100%, nessun accordo prima di salire sul palco. I dischi venivano registrati allo stesso modo, live e senza mixaggio, suonavano lo-fi ma fedeli al nostro spirito. Poi qualcosa è cambiato, ai concerti abbiamo cominciato a risuonare alcuni pezzi o idee che ci piacevano
particolarmente, ed abbiamo deciso di registrare un cd che li rispecchiasse, e per farlo siamo andati al Fisceprais Studio di Rico (dei UochiToki), che ci segue anche dal vivo. Sottolineo comunque che tutta l'evoluzione dei brani degli OvO avviene sul palco durante le centinaia di concerti che facciamo, non facciamo prove e parte del live e del disco sono comunque ancora improvvisate.
Qualche notizia in più sul vostro background, musicale e non?
Bruno. Io suonavo nei Wolfango, poi ho fondato l'etichetta Bar La Muerte, ho collaborato con alcuni progetti che continuano ad esistere felicemente come Bugo, Daniele Brusaschetto, Lava, ed ora mi dedico ad OvO e Ronin, i miei due gruppi. Ho pubblicato anche delle cose di prosa. Ascolto di tutto, sono un divoratore di musica.
Stefania. Ho sempre amato vedere i concerti ma non avrei mai immaginato di suonare e di fare della musica la mia vita: è andata invece proprio così, sono nate le Allun (il mio progetto femminile) che ormai esistono da sei anni. Faccio sfilate-performances con le Allun; suono da sola nel progetto musical-culinario ?Alos; espongo le mie opere in mostre personali e collettive e ho curato diverse collettive d'arte contemporanea. Ho illustrato per diverse riviste. Ho collaborato con Bugo e ora creo alcuni vestiti per i suoi live. Ascolto vari tipi di musica, ma sono per lo più una divoratrice di libri.
Mi colpisce sempre molto il modo in cui riuscite a rendere atmosfere ossessive ma allo stesso tempo a dare un taglio molto ironico ai vostri brani. In che modo lavorate sul suono, sulle parole e anche sull'immagine per raggiungere questo effetto?
Bruno. A noi piace il macabro da grand guignol, quello un po' “fai da te”, in concerto la gente mi assicura che facciamo veramente paura ma ad un certo punto succede sempre qualcosa che stempera la tensione, ti riporta sulla terra e ti dice che è solo un spettacolo. Stefania si occupa della parte estetica del progetto, il modo in cui appariamo è molto legato al suo immaginario.
In particolare mi interesserebbe esplorare di più il vostro immaginario “nero”, dai disegni delle copertine al modo in cui vi presentate sul palco agli stati d'animo e situazioni che emergono dai pezzi e li ispirano. Un misto di assurdo e oscuro, di scarabocchi visivi e vocali e di tessiture inquietanti ma mai troppo seriose (humour noir?)… In che modo potreste commentare tutto ciò?
Stefania. Sono molto affascinata dal noir, disegno donnine ben vestite ma con menomazioni, creo costumi e maschere che suscitano angoscia, ma ci lego sempre il grottesco e l'infantile; anche per i miei disegni e quadri uso un tratto molto semplice e infantile. Creo un'ambiguità tra le due facciate, chi osserva nota di più una parte o l'altra a seconda del proprio umore e della propria visione.
La collaborazione con altri gruppi e musicisti mi sembra fondamentale per voi. Quali sono state le esperienze più significative?
Bruno. Tutte le collaborazioni sono state molto importanti, quelle più continue sono con Jacopo Andreini e con i Rollerball ma da un paio d'anni abbiamo deciso di essere musicalmente solo un duo e ritengo che sia la formazione migliore che abbiamo mai avuto. Quindi ora scegliamo i nostri collaboratori in altri campi, come ad esempio SightProblem, il VJ che ci accompagna in molti spettacoli dal vivo (siamo appena tornati da un mese di tour in Europa con lui). I suoi visuals sono molto vicini all'immaginario
estetico degli OvO, SightProblem sta con noi sul palco e mixa le immagini improvvisando insieme a noi, praticamente "suona" le immagini

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