Il principale problema dell'organizzare un festival d'etichette italiane è che queste sono sostanzialmente la pippa mentale d'ogni singolo “etichettaro”. La tipica one-man label italiana sopravvive in ambiti assolutamente ridotti per via dello strenuo attaccamento di chi l'ha fondata ad una singola idea a prescindere da ogni ragionamento di tipo commerciale, il che è senz'altro molto buono per quanto riguarda ogni logica di indipendenza ma presenta diversi problemi dal punto di vista gestionale nel momento in cui si decide di far fronte comune su un qualsiasi obiettivo. Abbiamo provato qualche tempo fa con un festival di una ventina d'etichette, è bellissimo e dà molte soddisfazioni ma è troppo difficile.
Le quattro etichette che portano in giro Itinerario, invece hanno una sorta d'intenzione comune, quantomeno un certo modo di ragionare nei confronti del pubblico e delle altre etichette. In questo momento cerchiamo di pensare al festival in sé e a portare in giro i gruppi che abbiamo in promozione, nel caso di Bar La Muerte in questo momento stiamo promovendo Cicatrici di OvO ed ecco perché suono anche.
Comunque all'interno di Bar La Muerte si può vedere un'impostazione molto “contro”, decostruzionista e anche abbastanza cerebrale. Soprattutto nel caso dei gruppi in cui tu stesso agisci si fa spesso largo questa idea di suonare una certa musica cercando di aderire al minor numero possibile di cliché legati a tale musica. Era una cosa che succedeva anche in Wolfango, per certi versi.
È un punto di vista interessante e credo che OvO e Wolfango mantengano tratti in comune come il fatto di trattare gli strumenti in modo anticonvenzionale, quindi entrambi sono sicuramente autori di una musica “contro” certi canoni compositivi; d'altra parte Wolfango è sempre stato “solo” un gruppo pop, o quantomeno un gruppo che giocava col pop. OvO è davvero molto più complesso, cerchiamo di unire questa sensibilità sperimentale a cose molto basilari e cerchiamo di creare un magma informe che è doom metal quanto industrial o new wave o altro ancora. In OvO c'è l'intento di usare gli strumenti in modo totalmente eterodosso, ma non è la chiave della faccenda.
Rispetto a Wolfango, un'esperienza che comunque abbiamo chiuso molto tempo fa, sentiamo più che altro il bisogno di evolverci di continuo anche una volta trovata un'impostazione. All'inizio della storia di OvO eravamo un gruppo di totale improvvisazione, ci muovevamo in direzioni assolutamente imprevedibili e non abbiamo mai provato. Oggi abbiamo raggiunto un compromesso e ci capita a volte di risuonare qualche pezzo ma continuiamo a vedere la band come un progetto che si evolve “in presa diretta” davanti al pubblico, sui palchi piuttosto che in sala prove. Come OvO suoniamo soltanto in pubblico. Come è possibile un'evoluzione del genere? Quali sono le premesse per tenere in piedi un progetto come OvO ed un'etichetta come Bar La Muerte?
Il punto cruciale è suonare dal vivo. Suonare ogni volta che si può, nei luoghi più disparati e davanti ad ogni tipo di pubblico. Occorre tenere costantemente contatti con gente ad ogni angolo del mondo, organizzare tour, rinunciare alla stabilità e tenere un centinaio di concerti. Occorre prendere atto della necessità di suonare bene e spesso in luoghi che non sono quelli in cui si sa che la band funzionerà, anzi accettare ogni occasione si ponga per suonare davanti ad un pubblico non aduso alla musica strumentale. In Italia è un problema, ad esempio, perché non esistono le situazioni per cui ciò possa avvenire. Il concerto è ancora visto in maniera molto limitata.
Si sceglie di “andare a vedere un gruppo” e si va in un locale che ospita concerti dal vivo. In molti paesi esteri la visione è molto più ampia, si organizzano concerti nelle gallerie d'arte o negli ambiti più disparati, è un fenomeno in netta evoluzione anche quello dei concerti “privati”, nelle case dei singoli appassionati per un pubblico ridotto all'osso. Si prende atto della difficoltà di mettere in piedi questi progetti e ci si lancia in un'esperienza alla volta cercando di farla funzionare. In questo senso OvO è progetto studiato apposta per venire incontro a più situazioni possibile, a partire dal fatto di essere un gruppo di due elementi che aumenta la mobilità.
Vendiamo il nostro materiale ai concerti, ci apriamo ad ogni esperienza in ogni momento e ci buttiamo in ogni contesto ci venga proposto di buttarci.

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