| musicemissions.com - 2005-04-29 13:26:08 by Mike Wood
Italian Noise/No Wave/Free Improv legends OVO return with a new full-length disc that builds on their growing explorations into lonely sonic outposts. From the pounding drum-fueled noise of "ombra nell ombra" and "efesto", to found object lo-fi of "la saponatridce di ferrara", Ovo test both the listener's patience and expectations of what is music. The record's centerpiece, "phiphenomena", is eight minutes of screeching and longing that draws on Japanese noise and Ono-esque vocal experiment. Think Diamanda Galas and Merzbow on a second date.
Ovo's previous release was a split CD with Japanese Guitarist/ sonic sculptor KK Null; they have become a big name in European free music circles for their ability to take and shape various influences into an inspired, jarring whole completely their own. Not for the faint of heart-and if that's you, why listen to music?-Cicatrici is a trip worth sitting through and letting sink in.
(Sun Ship/Radon 2005)
www.kaplorz.it - giugno 2005
Bruno Dorella è uno di quei nomi misconosciuti alle grandi platee fagocitatrici di musica dietro le quali in realtà si nascondono elementi fondamentali per la scena musicale italiana, piccoli geni costretti (?) a lavorare nell'ombra. Verrebbe da tirar fuori anche il buon Fabio Magistrali, tanto per restare all'interno della scena milanese. Ma torniamo a occuparci di Bruno Dorella e della sua enunciata importanza: Bruno, oltre ai qui recensiti Ovo, suona nei Ronin, nei Bachi di Pietra (insieme a Giampebbe Succi esule dall'avventura dei Madrigali Magri) ed è stato batterista dei Wolfango, la più splendida meteora degli ultimi anni.
Basterebbe probabilmente anche solo questo breve cenno curriculare per inserire Dorella nell'Olimpo di chi merita una menzione d'onore, ma non è finita: è anche a capo della Bar la Muerte per la quale ha prodotto un esordiente Bugo, le capitoline Motorama, i R.U.N.I. (in collaborazione con la Wallace di Mirko Spino, l'altro polmone verde della musica meneghina) e le Allun. E proprio con Stefania Pedretti delle Allun Bruno divide il timone degli Ovo, che con “Cicatrici” diventano meritoriamente e con prepotenza una delle band imprescindibili della musica italiana contemporanea.
“Candida”, con il suo carattere ondivago e sottilmente ossessionante è un'intro perfetta, pronta a svanire nelle accelerazioni e nel pestare convulso di “La peste”, memoria belluina del punk. La musica degli Ovo propone una serie infinita di suture e lacerazioni – come nella splendida apertura e clausura continua di “Ombra nell'ombra”, ad esempio, o nella quasi programmatica “Spezzata”), ma più che di fronte a un'operazione chirurgica, asettica e impeccabile, si ha l'impressione di assistere alla brutalità del Leatherface di “Non aprite quella porta”.
Dopotutto anche la grafica rimanda direttamente a un modus operandi strettamente imparentato con il grottesco e il deforme. Il punk – o meglio la wave in generale – è il passepartout utilizzato da Dorella e Pedretti per gettarsi a capofitto nei meandri della sperimentazione; in quest'ottica acquista senso la linea parentale con i CCCP riscontrata da molti critici nostrani. Anche se qui ci si muove su un terreno diverso, dominato dalle percussioni e interessato a una mostra delle atrocità fisica e non mentale. È il corpo stesso a essere costretto a deformazioni – l'onomatopeico verbalismo di “L'anno del cane” -, dilatazioni e giunture posticce, e la descrizione del mondo si trasforma presto in puro iperrealismo, nel quale rimangono frastuoni e urla. E anche quando la calma pacificante di un arpeggio si fa strada nella conclusiva “Signora bella con cane gentile” l'immagine bucolica è destinata a una precoce dissolvenza.
Un album divertente e straziante, carico di quella risata che ti lacera e che ti lascia strappato. Pieno di cicatrici.
Concerto OVO al Menza, Ljubljana, 20/04/2004, su www.mladina.si
Drugemu ansamblu, zaradi katerega se je konjenici zazdelo, da se po Metelkovi kotali od ene do druge wrestlerske ekshibicije, je ime Ovo in je, takole mimogrede in ne namenoma, popravljalo drug cuden priokus, tokrat po ravno minulem nojzerskem festivalu. Ce se pri vrlih nojzerjih dostikrat zdi, da je muzika plod nakljucij, "višje sile" in jim težko verjameš, da vedo ali vsaj cutijo, katero stikalo je treba obrniti v dolocenem trenutku, glede Ova, kljub hrapavosti njune zvocne slike, ne dvomimo.
Da kitaristka in violinistka tocno cuti, kdaj in kako je treba odigrati kak razglašen, niti ne akord in z glasom od satana obsedene ženske odhrešcati kako otroško, orientalsko, bolno pesem. Da v wrestlerja maskirani, manicni bobnar tocno ve in cuti, kako in kdaj se vihti bobnarske palicke, stoje po opnah na odru, sede za baterijo med obcinstvom v parterju ali drobencljajoc po stolih in ograjah gor in dol po Menzi pri koritu.
In kako bi se šele povesila celjust mnogim, ki leta vijacijo po programju in zbirajo aparature, škatle, diske, ko bi slišali, kako se iz ene same kitare, pesti kitarskih efektov in mikserja izmolze grozece plemenske bobne ali, z dvema giboma vešce rocice, pravi pravcati sintetizator. Gotika, razcefuk, performans, tokrat z vec kot le zadostnim razlogom. Muzikalno.

Rolling Stone marzo 2005
di Federico Fiume
L'ex Wolfango Bruno Dorella e la performer Stefania Pedretti (anche nelle Allun, nonchè "stilista" di Bugo) sono una coppia poco incline al tedio della normalità. Con il loro progetto OvO percorrono dal 2000 le strade del noise e dell'improvvisazione libera, suonando molto dal vivo e incidendo nelle stesse condizione del live (presa diretta). Con Cicatrici aggiustano un po' il tiro, registrando, accanto alle improvvisazioni, anche brani già eseguiti durante i concerti e utilizzando per la prima volta mixaggio e produzione. Dal caos esce dunque un certo ordine, soprattutto nella seconda parte del cd, senza che questo rinneghi l'attitudine sperimentale di un album intrigante e a suo modo geniale, consigliato però solo a orecchie preparate.

totalnoise.org aprile 2005 Stefania Pedretti
(voce/chitarra/violino/ capelli /giochi)
Bruno Dorella
(timpano/rullante/piatti/chitarra/pedali/basso)
Automatici apatici androgini agnostici ambivalenti astrusi amplificati ambigui artistici aberranti acuti afasici adrenalinici alternati asimmetrici anatomici abissali abietti abominevoli alchemici amputati aerei acidi bendati convulsi chimici chirurgici comatosi cauterizzati candidi compatti cicatrizzati collerici decostruiti catatonici concentrati criptici cerei chiodati cianotici cardiaci caotici distorti disintegrati duali distanti disinibiti drastici decadenti deliranti digitali divaricati dorsali duplicati dispersi disturbati dislessici dementi deviati essenziali ermetici eolici elefantiaci eccitati elastici embrionali emorragici epidermici enzimatici esibizionisti elementari esilaranti estremi evolventi esoterici estroversi estesi fibrosi fisici filanti farmaceutici fantasmatici feriti feticisti folli fluidi fragili frantumati gemellari giapponesi gutturali gracchianti innestati idrofobi interni impiantati ibridati inchiodati intermittenti invasati internati intorpiditi ipnotici isterici incomprensibili impazienti iperattivi inquieti lucidi larvali lancinanti lattici liberi limpidi lunari metabolici minimali mutanti metallici macabri mutevoli magmatici maniacali membranosi morbosi modificati nevrotici nervosi narcolettici neurali nevralgici neurotici organici ossessivi onirici ombelicali primitivi polivalenti pazzi pulsanti pallidi palpitanti perversi plasmatici psicotici pensanti postindustriali radiali reattivi recisi rumorosi rivoltosi rabbiosi radiologici recisi rissosi sonici spinati saldati singolari stremati strabilianti sanguinanti sostanziali svitati sabbiosi simmetrici striduli tribali traumatizzati tesi traumatici terrificanti urlanti vitrei vitali violenti viventi vetrosi zoologici...
...E imperdibili dal vivo.
www.shedivine.com di marzo 2005
The music: oneiric ambiences, where candid intentions are mixed with distorted madness in form of industrial repetition and post industrial experimentation. Guitars and bass in industrial distortion that often choose a glorious repetition, a kind of tarred blackness in elastic elongation, sometimes the guitars and drums accelerate in search of a more primitiv rock or simply chaotic noise, but the most characteristic aspects of OVO are without doubt all the playful experimentation and those absurd voices, they can border on subnormality, but they are certainly creative, some experimental passages are almost autistic isolationism and there are some tracks at the end where there seems that the voices are done by a drugged monkey, but they are equally great, it is only that frequently this seems music done by the people you normally see in the corridor of a lunatic asylum. There is always a kind of DIY nature in the cd, sometimes it brings a very particular sound to the music of OVO, slightly home-made (maybe in some moments it can seem like it were not done seriously), but in a music that unically tries to be creative without having in mind any music market rule this is not necessarily a fault. 8/10
LIFT 02 02 2005
Bruno Dorella è sempre stato un abile pittore di paesaggi sonori urticanti, sin da quando in piena ondata post-grunge si dilettava con gli sperimentali Wolfango a scorticare i padiglioni auricolari degli impreparati giovincelli con abbozzi melodici tutt'altro che armoniosi. Tempi difficili ma impagabili quelli, in cui il rock alternativo nostrano cominciava a muovere i primi passi e i musicisti indie cercavano di prendersi un po' più sul serio.
Da allora molte cose sono cambiate ma Dorella è ancora lì, con la voglia di sminuzzare le poche certezze rimaste all'ascoltatore medio grazie alle proposte musicali, spesso estreme ma sempre affascinanti, che di tanto in tanto lo vedono protagonista.
Questa volta la ragione sociale coinvolta è quella degli Ovo e i compagni di viaggio si limitano alla sola Stefania Pedretti delle Allun. Una formazione agile e senza punti di riferimento precisi impegnata a perpetrare un no-wave gracchiante e rachitico in cui ritmi accelerati, distorsioni sparse e suoni dall'impossibile si scambiano un'energica stretta di mano.
L'ascolto del materiale non è certo dei più agevoli, a patto che non siate fans sfegatati dello stridere di un plettro che gratta sulle corde di una chitarra elettrica, sostenitori accaniti di vocalizzi aciduli, aficionados di disturbi sonori dall'incedere narcotico.
“Inquietanti” è l'aggettivo più adatto a definire le nove interferenze in scaletta, come se schiacciare play sul lettore significasse far nascere una qualche terrificante creatura di lovecraftiana memoria che contorcendosi a più non posso strisciasse inesorabilmente verso di noi.
Il suono è a dir poco blindato, unico accenno ad una forma di proto-melodia, il brano d'apertura e l'episodio finale. Negli altri dominano testi incomprensibili sotto forma di rumori sputati e lasciati lì a marcire, rimembranze grunge costantemente a braccetto con nenie ripetitive, batterie scabrose e massicce che dialogano con assalti sonici fuori tempo. Alcuni esempi concreti dell'approccio del duo Dorella – Pedretti alla materia potrebbero essere i tribalismi de L'anno del Cane , il folle duetto voce - feedback di Phiphenomena , l' hardcore peculiare di La Peste , le chitarre marziali in Ombra nell'ombra .
“CICATRICI” disvela una proposta musicale difficilmente classificabile, frantumata in associazioni strumentali coraggiose ma temiamo, per i più, drammaticamente indigeste. Restare scandalizzati dal contenuto del disco potrebbe essere cosa facile, ancora di più farsi prendere la mano nel definire lo stesso una raccolta di "cialtronaggini gratuite " o "esercizi di stile”.
Noi la pensiamo diversamente.
Chi vi parla considera il nuovo disco della band milanese come una testimonianza sonora dal linguaggio forse poco ortodosso ma senza dubbio rappresentativo. Una necessaria esigenza comunicativa che non chiede permesso a nessuno e non ha paura di tradire alcuna aspettativa, traendo dalla condizione di emarginazione a cui è costretta a sottostare – almeno in Italia -, nuova linfa per autoriprodursi. F.Z.
( http://lift.altervista.org ) 
Concerto
Mirandola MO 23/I/2005
Itinerario Festival - manyinwonderland.iobloggo.com gennaio 2005
Da quando la ghigliottina di Sirchia c'è piombata sul collo, uno stuolo di reietti viene puntualmente ghettizzato all'esterno, al freddo, dove le nuvole di fumo si fondono con il fiato tremolante dei discorsi eversivi. Me è quasi divertente. Piangi sulla spalla di chi piange sulla tua. Con un quantitativo di erba e catrame che ardono tra le tue dita. Le gambe tremano, i denti battono, le facce si contorcono in coreografiche smorfie di disappunto. Chissà, i nuovi amori sbocceranno tutti all'aperto, grazie ad una comune dipendenza, che, paradossalmente, unisce più ora che in passato, quando ancora i locali erano nebbiosi. Quando ancora si poteva.
È proprio fuori dall'Aquaragia che inizia la mia serata. Mentre assumo parte del mio quantitativo giornaliero di nicotina antidepressiva. Dalla finestra gli OvO stanno indossando i costumi di scena, Tizio è appostato all'ingresso per marchiare le mani di quelli che entrano, qualcuno è qui con me a condividere un po' di freddo. Sono ancora all'esterno quando sento colpi di batteria attraversare la parete. Ma non posso spegnerla a metà. È diventato, ormai, un obbligo morale arrivare in fondo ad una futile sigaretta. Quindi attendo ancora qualche minuto prima di rifugiarmi nel calore interno.
Gli OvO sono rimasti in due. Il monaco, già leader del progetto Ronin, e la strega, metà del progetto Allun. Il monaco, a piedi nudi, col volto coperto, suona in piedi un set di rullante, timpano e piatto. La strega, lunghi rasta, tonaca nera e maschera vampiresca, farfuglia versi inconcepibili al microfono, stuprando una chitarra elettrica con un arnese triangolare. Lo spettacolo mi lascia basito. La voce di lei intervalla momenti di rabbia estrema ad innocui versolini da cagnolino. La sua chitarra esprime un disagio interiore che sembra uscito da un quadro di Munch. Con un archetto amplificato si suona i capelli come fossero un violino. Quelli si staccano e sfrigolano, ma la strega continua imperterrita. Poi imbraccia un violino vero per il gran finale, e incantando e lacerando noi del pubblico con una cavalcata sonica inesplicabile a parole. Lui, intanto, suona fragorosamente, sempre in piedi, quei tre pezzi di batteria che si trova davanti. Arriva fino ai nostri stomaci, ribaltandoli. Scende occasionalmente dal palco, con le bacchette in mano, suonando ogni casa gli capiti a tiro: i tavoli, le sedie, il pavimento. Scambia qualche lascivo bacio con la strega. Lancia piatti come frisbee, e questi si schiantano fragorosamente a terra, costringendoci ad indietreggiare. Nel catartico finale, disteso sul pavimento, martella letteralmente un basso in delay. La cupidigia l'accompagna come un animale domestico. Il delirio è completo. L'inchino finale, sotto ai nostri doverosi applausi, senza maschera, ci trasmette una sicurezza paterna. Come un padre che porta il figlio sulla montagna, sfodera il pugnale sacrificale, ma poi desiste e abbraccia la propria creatura. Noi, figli degli OvO, rimaniamo impauriti e riconoscenti.

RUMORE 149 Maggio 2004
Vittore Baroni
Solo il mese scorso ci occupavamo di Bruno Dorella in veste di guida del collettivo Ronin e ora già, nella sua stakanovistica tabella di marcia, ecco concretizzarsi il secondo album del progetto spartito con Stefania Pedretti (Allun). OvO è un'agile valvola di sfogo che ha visto il duo impegnato negli ultimi mesi in numerose performances, collaborazndo con formazioni internazionali e padroneggiando sempre meglio il proprio repertorio di anarchia sonica (alla Boredoms). Al punto che, a differenza delle precedenti prove rigorosamente improvvisate dal vivo, i brani di Cicatrici muovono da schemi di base prefissati e sono registrati e mixati in studio. Senza che per questo venga compromessa la ruspante ingegnosità lo-fi della coppia, che dopo l'atmosferica apertura per violino e chitarre (ospiti Bill Horist e Palumbo dei Larsen) si scatenano in tribalistiche litanie sostenute da batteria "dimezzata" e free guitar, traendo in Efesto una sorta di "glitch organico" dal microfono sfregato sui lunghi capelli di Stefania (!) o modulazioni power electronics dal pedale del violino elettrificato, nella parossistica maratona horror di PhiPhenomena. Nove diversificate situazione compresse in 35', per un lavoro che surclassa in genuinità ed inventiva il 90% delle produzioni avant-noise in circolazione.
 BLOW UP #73 + INTERVISTA
Daniela Cascella
I punti di sutura delle cicatrici degli Ovo sono una manciata di note distese che aprono e chiudono ferite ancora sanguinanti: eteree e soavi, Candida e Signora bella con cane gentile sono fili forti ma trasparenti che con i loro arpeggi stabiliscono un equilibrio dinamico con l'esplosione del magma sonoro infernale e irrequieto sottostante. Non hanno bisogno di più di mezz'ora gli OvO per delineare le loro devastanti visioni: e lo fanno meglio che mai in questo loro terzo album, non più frutto soltanto d'improvvisazione diretta ma registrato in studio, mixato e postprodotto, con la maturità acquisita nel corso delle loro innumerevoli esibizioni live, con la giusta consapevolezza della propria forza d'impatto che non scade mai nell'autocompiacimento o nella ripetitività ma che invece gioca con l'accostamento stridente tra disfacimento e distacco, tra ossessione e ironia. Basti ascoltare l'urlo balbettante e androgino in La peste, vortice di suoni cupi e ossessivi. Oppure La saponatrice di Ferrara, dove una valanga di rigurgiti assordanti di batteria e chitarra è accompagnata da una voce acuta venata di un sorriso folle a metà tra infanzia e demenza. Per non parlare del magistrale gioco di pesi e d'equilibri segnato dal passo lugubre di Ombra nell'ombra, dove il “basso preparato e l'elettronica povera” generano battiti distorti a scandire un ritmo funereo, i resti di un massacro; dove la voce prima sparuta riecheggia negli effetti percussivi del basso, si aggroviglia in un delirio da cui poi riemerge l'inesorabile rintocco per sfociare in Efesto, un pezzo squisitamente texturale e tormentato. E ancora, i suoni irritati di Spezzata, brandelli in caduta libera e una vocina balbettante e ostinata, o la nenia slabbrata ripetuta allo stremo de L'anno del cane. Sfrenato, viscerale, beffardo, assoluto.
(8) Daniela Cascella
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ROCCHERILLA 287-288
Enrico Ramunni
Non sai mai cosa aspettarti da una nuova uscita degli Ovo: free-jazz, noise-rock, elettronica, sperimentazione informale? Il fatto è che il ventaglio delle loro possibilità espressive si apre in maniera spiazzante anche all'interno di uno stesso disco, come nell'interessante 'Cicatrici', dove un rovinatissimo suono no-wave alla Mars (vedi 'La Peste') viene subito contaminato con i clangori minimalisti di LaMonte Young (soprattutto in 'Ombra Nell'Ombra') e dove i siparietti velenosi in stile Allun possono trasfigurare il suono meccanico di 'La Saponatrice di Ferrara' con effetti drammatici (tra Nina Hagen, il kraut-rock e il punk…) o perdersi in giochini demenzial-surreali. Quando sentiamo canticchiare con nonchalance l'impensabile tema muzak di 'Phiphenomena', il senso di disorientamento è ormai totale: con gli Ovo si viaggia a propulsione di improbabilità e con le cinture di sicurezza slacciate.
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 BUSCADERO n 259 Luglio/Agosto 2004
Lino Brunetti
Non sono passati neanche due mesi dalla pubblicazione del disco dei Ronin, che il buon Bruno Dorella si ripresenta, come sempre accompagnato da Stefania Pedretti, con il nuovo album degli Ovo che, con Cicatrici, loro terzo album, a cui va aggiunto uno split coi Rollerball, impongono una svolta al loro modus operandi. Da radicale progetto di improvvisazione totale, si è ora arrivati, come specchio anche delle loro esibizioni live, ad un suono più “meditato”, dove termini come scrittura, missaggio e post-produzione assurgono ad un ruolo mai avuto in passato. Non preoccupatevi però; la musica degli Ovo rimane un'esperienza estrema e viscerale, ironica e devastante. Partendo da una Candida insolitamente pacificata, il disco si dipana attraverso l'urlo apocalittico de La Peste, infilandosi nel tugurio tribale di un Ombra Nell'Ombra veramente strabiliante che poi sfocia nei rimbrotti ambientali di Efesto. Ed è così che nel folle, allucinato giardino d'infanzia degli Ovo, un pezzo come La Saponatrice Di Ferrara assume quasi i contorni di un pezzo “pop”, specie se paragonata alle decostruzioni e alle ossessività di Spezzata o di Phiphenomena. Grandissimi, anche se, naturalmente, non per tutti.
(da )
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 ZER02
Andrea Cazzani
Cambio di rotta per il progetto più estremo di Bruno Dorella (Ronin, che tutti dovreste conoscere) con Stefania Pedretti (Allun). Il sound non è più totalmente improvvisato, e ormai non è (solo) improntato alla devastazione per timpani foderati d'amianto: anche episodi rock con ritmiche in un canonico quattro quarti (quasi un'eresia nel loro ambito), altri vicini alle durezze del noise giapponese, altri ancora tranquilli e meditati. Sempre di nicchia, ma più "aperti" che in passato. Mentre scrivo, comunque, sono impegnati in un tour europeo, cosa che Pelù e le Vibrazioni si sognano.
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STNT (F) www.stnt.org
On était habitué à un OVO fan d'expérimentations et de bruits, tanguant volontiers vers le "free-bruit". Difficile d'accès vous l'aurez bien compris... On chante aujourd'hui des morceaux plus construits, mais tout aussi cinglants. Rock, oui, OVO y est revenu plus franchement, chipoteur, le trio ne l'est toujours pas. Les italiens sont amoureux de la noise, on le savait déjà avant, mais là, ca crie du bruit comme en 40, des pétards bruitistes mélangés à une odeur de gaz moutarde comme aux temps des tranchées. Ce nouveau disque est enregistré live (et "no overdub" comme ils disent) alternant rock violent et passages plus expérimentaux à base de bruitages électriques/métalliques/clics. On joue ici de la voix, maltraitant tout ce qui sort de la bouche, on pense alternativement aux SWANS, à MELT BANANA, aux vieux SONIC YOUTH période NO WAVE, aux BOREDOMS lorsqu'ils frétillent de bétise, on ne tergiverse pas longtemps pour passer de la noise à des passages plus free avec toujours l'esprit rock en ligne de mire. Difficile d'accès, ce "cicatrici" l'est surement, mais une fois passé la barrière du live, on voit en ce trio italien (originellement, un duo/couple avec les bosss de BAR LA MUERTE) une réelle sensibilité à créer une atmosphère personnelle, humoristique, furieuse et franchement personnelle.
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Freak Out
Vittorio Lannutti
Dare sfogo alle proprie perversioni musicali, arrivare dove non hanno osato provare ad accedere i Sonic Youth o il John Zorn più vogliosi di entrare in territori musicali o rumorosi totalmente sconosciuti. Questa è la missione degli Ovo, progetto musicale semi aperto di Bruno Dorella (boss della Bar La Muerte, ex batterista dei Wolfango e presente in progetti con Ronin e Bugo), che gorgheggia e suona: batteria, chitarra e basso, e di Stefania Pedretti (anche con le Allun) alla voce, chitarra, violino, capelli e giochi. “Cicatrici” è il terzo Cd sulla lunga distanza dello stralunato duo che ha pubblicato anche tre split, di cui uno con il chitarrista dei Zeni Geva KK Null, che vanta collaborazioni con gente come Sonic Youth, Mike Patton, John Zorn e Steve Albini. “Cicatrici” si differenzia dalle produzioni precedenti, perché è meno improvvisato, tuttavia, state tranquilli, gli Ovo continuano ad essere estremi ed estremamente intriganti. Oscuri, a volte gotici, psicotici e nevrotici, gli Ovo passano dalle ossessioni di “Ombra nell'ombra”, alla simbiosi tra strumenti e corpo umano di “Efesto”, dove la Pedretti utilizza un microfono a contatto con archetto sui capelli, il risultato è un susseguirsi di rumori striduli e difficilmente immaginabili, da una mente, almeno apparentemente, sana. In alcune occasioni si avvicinano al rock come nel punk-rock de “La saponatrice di Ferrara” o nella tribalità minimalista de “L'anno del cane”, nel quale sono evidenti gli omaggi agli Old Time Reljun. Il finale è ovviamente spiazzante con il minuto di “Signora bella con cane gentile”, una ballata piuttosto introspettiva che stride, per fortuna, con gli altri otto brani. Se capitano dalle vostre parti non perdeteli, dal vivo devono essere conturbanti.
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Musicboom
Ferdinando Farro
Cicatrici mi ha fatto pensare a quanto l'Italia, musicalmente parlando, sia sempre stata e sempre sarà il paese della ‘canzonetta' perché la pigrizia mentale dell'ascoltatore medio esige la canzonetta. Gli Ovo in Italia sono un fenomeno di culto: in America hanno collaborato con veri e propri ‘guru' della no-wave, vengono puntualmente invitati a suonare (anzi, ad esibirsi, perché da quanto si racconta il loro set live va ben oltre la pura esibizione musicale) a tutti i principali festival incentrati sulla musica sperimentale un po' in tutta Europa, e all'estero godono di un rispetto sicuramente maggiore che non in casa propria. Nessuno è profeta in patria, è proprio vero, e gli Ovo sembrano esserne una delle tante conferme.
Ma veniamo alla sostanza di questo disco, che può essere racchiusa in pochi, semplicissimi, concetti. Anzi, in uno solo: Cicatrici fa male. E' un disco teso ed affilato, in cui post-punk, no-wave, elettronica, noise, metal, e le mille altre cose che vi sembrerà di ascoltare in questo disco, sono completamente frantumate e vi passano sulla pelle come piccole schegge impazzite. Lasciandovi delle cicatrici, appunto.
Le chitarre tesissime di Stefania Pedretti, la voce di Bruno Dorella costantemente sul baratro del non-ritorno, i pastiche di elettronica oltranzista che rompono ogni concezione estetica canonica, l'utilizzo degli effetti più strani sugli strumenti, tutto ciò contribuisce a rendere questo disco un piccolo capolavoro di sperimentazione, lontanissima da certi ‘prodotti' colmi di spocchia e presunzione avanguardista che si sentono in giro.
Ascoltare gli Ovo è un po' come guardare in volto la follia: te ne accorgi quando ascolti pezzi come La saponatrice di Ferrara, un delirio proto-grunge che di tanto in tanto va a male, o Spezzata, pura e completa destrutturazione musicale, o la psichedelia allucinata di Candida, o l'incedere monolitico di La Peste.
Non sono un gruppo per tutti, gli Ovo: questo è certo. Ma ci farebbe immensamente piacere che per una volta, al posto delle solite rockstar da festa della birra che spuntano come i funghi in Italia, si parlasse di un gruppo che ha realmente qualcosa da dire.
Un augurio e una speranza.
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Impatto Sonoro
Cos'e' una cicatrice? Cioe', e' un male o un bene? La cicatrice e' cio' che unisce, sono le ferite precedenti che separano due pezzi di carne, la cicatrice rimargina sino a confondersi del tutto, sino a diventare parte integrante del corpo ... Bruno Dorella e Stefania Pedretti (in arte OvO) sono un duo di improvvisatori, spesso accompagnati da amici, percio il nucleo e' di due fisso e componenti occasionali, che ci propongono questo nuovo album abbastanza ammiccante. Da sottolineare che i due sono marito e moglie, ma questo era gia abbastanza evidente dalla copertina che li vede teneramente uniti da una cicatrice. Lei e' in costume da spiaggia, ma il sole dov'e'? Probabilmente inghiottito dalle note di "Candida", che apre l'album in modo malinconico per poi darti una mazzata tra capo e collo con "La Peste", un riff di chitarra che ti ricorda qualcosa di metal, ma il tutto molto noise.La mazzata continua con "Ombra nell'Ombra", poi fortunatamente inizia a placarsi pian piano sino a far chiudere l'album con un altro brano malinconico. Molti effetti e stratificazioni in quest'album dove per la maggior parte del tempo restano solo i due morosi a suonare; i gorgeggi della Pedretti sono impeccabili, mentre con due note a caso distrugge il silenzio attorno con una distorsione elevatissima nella chitarra, e mentre il caro Bruno con la sua mezza batteria fa un po' di tutto, i due cooperano alla grande. Il fattaccio e' che alla fine il disco ti suona un po' forma canzone, nonostante non sia presente una parola sensata e non essendo esattamente (ahime bisogna dirlo) accessibile a tutti i gusti dato le sue sonorita' spigolose. Indicato sicuramente agli amanti del genere, e forse, dato il suo tintinnante richiamo alla forma canzone potrebbe trattarsi anche di un buon inizio per chi queste cose non le digerisce facilmente.
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Bedifferent
Sergio Porracchia
 
Tutti Morimmo a Stento
n. 7, ottobre 2004
Ritornano i milanesi OvO (già recensiti sul n. 4). Ritornano con 2 cd, prima con un nuovo mini votato più propriamente all'elettronica e all'ambient di 3 pezzi condiviso con KK Null che partecipa con un brano e poi con un nuovo ep di 9 brani il loro ottimo "Cicatrici" intriso di atmosfere noise, caotiche, rumorose, ambient, melodiche, elettroniche, grind, noise-punk (alla Crass tanto per fare un nome) mai cantato ma quasi borbottato, vibrato, mugugnato, sussurrato a volte urlato un insieme di suoni onomatopeici ma titoli come la dolcissima finale "signora bella con cane gentile" l'anarco-punk "la saponatrice di ferrara" la folle sperimentazione noise, punk, grind, multietnica, psichica, ambient e elettronica ne fanno un gruppo davvero unico nel suo genere... come sempre sperimentatori, fuori dai canoni e fuori di testa!(di sicuro diversi dalla miriade di gruppi che potreste trovare nel vostro negozietto di fiducia!) non è un cd facile (per tutti!) ma sicuramente meritevole di ascolto! experimental sweet caos! (Fabio "Freak") .
INDIEPANDANCE - UNMUTE
voto: 5panda
Il nuovo lavoro degli OvO mi fa sbocciare tante immagini in mente, per lo più gioiosamente truculente, e un nome al cui cospetto non mancherò mai di inchinarmi: i Melvins. Per carità, prendetelo in senso lato, più per un comune gusto estetico, magari, che per una precisa corrispondenza sulla carta: lo so bene che a scomodare nomi grossi si fa sempre una brutta fine! Fatto sta che gli OvO e il loro macinato di no-wave e sperimentalismi viranti ed agognanti al metallo estremo, approdano nelle lande selvagge dove il Buzzo Re richiede sacrifici e tributi sanguinolenti ormai da decenni.
Se questa rubrichetta avrà un seguito sicuramente tratteremo delle precedenti macchine di tortura di marca OvO, ma questo disco le riassume e le supera tutte con una compattezza sonora e un delirio esecutivo semplicemente perfetto. Solo per inquadrare il progetto, gli OvO sono un duo, Bruno Dorella (do you remember Wolfango?) alla batteria e al basso preparato, e la cantante Stefania Pedretti alla chitarra e al violino, e si occupano di metallo, improvvisazione, moda, no wave, mascherate della morte rossa, e la prima volta che li ho visti dal vivo l'intero locale era stipato di gente con le mani sulle orecchie. Sarò perverso, ma questo me li ha resi subito simpatici. Non vi tedierò oltre con l'aneddotica autobiografica, e allora passiamo al disco.
Si parte con “Candida”, un inizio irrequieto ma sommesso, accompagnato da suoni limpidi e distesi, esempio evoluto del carillon di apertura del debutto “Assassine”. L'atmosfera creata dalle chitarre di Bill Horist e Fabrizio Modenese Palumbo ha il ruolo di un mesto Caronte nel traghettarci nell'inferno OvO. Inferno che non si fa attendere, con “La peste”, che parte in una tempesta ritmica alla Melvins e con una chitarra di sapore noise. Il cantato fa onore al titolo, e Stefania lamenta, tra dolori e allucinazioni, un urlo continuo, incomprensibile e cadenzato, unica costante mentre la batteria e la chitarra si muovono dietro lei. Il risultato è un metal evoluto, l'accostamento Melvins, pur non dovendo risultar fuorviante, è dunque quanto mai giustificato. Perché gli OvO usano clichè e suoni di certo metal estremo, ma con il giusto raziocinio dell'artista e del performer che vede nelle storture, nel fragore e nelle contrazioni del brano le vie alternative al riffettone e al clichè del genere.
A togliere ogni dubbio le successive “Ombra nell'Ombra” ed “Efesto”. Il metro è tenuto da un lugubre e marziale basso, attorno a cui si dipanano i rantoli effettati di Stefania, vari clangori di chitarra ed un ritmo che sale e scende, esplode e implode, donando martirio e pace, e poi, mentre una canzone si trasforma nell'altra, i bassi diventano secchi singulti elettrici e di Stefania non resta che il suono nervoso e violento dei capelli.
Poi si compie l'ennesimo miracolo: “La saponatrice di Ferrara” porta gli OvO dalle balere della precedente “Gara di Ballo” ad una dance hall da club jap(o)ponese, dove a suon di “tichitichi” e “tichitache” si sgranano scatti e stacchi danzerecci, difficili anche solo da pronosticare conoscendo il gruppo e che si allineano sia alle avanguardie tipo Boredoms che al pop sbilenco dei Lake of Dracula. La restante parte del disco forse è più vicina a quanto gia sentito nei precedenti lavori, brani scarni e sonorità death-ambient (“Spezzata”, che per affinità tematiche potrebbe essere messa accanto all'altrettanto nero “Delirium Cordia” dei Fantomas), deliziosi gorgheggi su tribalismi neoacustici (ah!, comunque parlo de “l'Anno del cane”) e gli otto minuti di improvvisazione per drones e una voce che risveglierà la Linda Blair che è in voi (se scomodo Diamanda vi incazzate, lo so…). “Signora bella con cane gentile” è un commiato di dolcezza estrema (sarà effetto degli amici Rollerball?), quasi fosse un farmaco per le ferite inferte da questo disco, forte e nero come il fiume di sanguinaccio in cui si bagna, e chiude il disco esattamente come iniziava, con un transito verso un mondo diverso, ora che la piaga è diventata il culto.
E non mi vergogno, apostolicamente, ad accodarmi alla schiera della stampa di settore e gridare, magari in qualche lingua desueta, al capolavoro, o perlomeno al picco più alto della produzione degli OvO. Dategli un ascolto, e mi direte; il disco è disponibile per chi vuol cedere al piacere della cauterizzazione direttamente alla Bar la Muerte (www.barlamuerte.com; order@barlamuerte.com). Alti i vessili OvO: OvUNQUE!!!

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