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RONIN
IL MUCCHIO SELVAGGIO - n. 577
4 maggio 2004

INTERVISTA di Aurelio Pasini

       
Dopo l'EP uscito un anno e mezzo fa per la sua etichetta Bar La Muerte, Bruno Dorella (Ovo, Wolfango, Lava) ha completato il primo album del suo personale progetto Ronin (recensione qui a destra) e l'ha affidato al­ l'ottima Ghost di Varese. Un disco da brividi per i momenti strumentali bisognosi solo del tocco e delle corde per dipingere scenari caldi e spazi immensi. Nient'altro. Dorella per la prima volta compone, decide e rifinisce i particolari. Due ospiti, Sara Love dei Devics e Mae Starr dei Rollerball, si aggiungono infine a dar voce all'in­ canto. È lo stesso Dorella a rispondere alle nostre domande.

 

 

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Quando abbiamo parlato per la prima volta di questo progetto, sembrava un gruppo aperto. È ancora così, oppure i partecipanti sono stati ormai fissi?

Non lo so dire con certezza, perché da un lato preferirei che l'organico ri­ manesse aperto per quanto concerne le registrazioni; così, se desidero ag­ giungere un sassofono o una voce o un piano, posso farlo liberamente com'è accaduto per questo disco. D'altro canto, però, mi piacerebbe che dal vivo la formazione fosse un po' più stabile di adesso.

Siete capitati tra le braccia della Ghost Records di Varese, una label mol­ to attenta ai suoi artisti...

La Ghost è stata una gradita scoperta: in­ fatti non li conoscevo, e per questo disco stavo contattando le etichette che mi sem­ bravano in sintonia con i Ronin. I ragazzi della Ghost hanno sentito il CD tramite la Gamma Pop e ci hanno lusingato con mil­ le entusiasmi ai quali ci siamo arresi, per­ ché sono bellissime persone. Ad esempio, autofinanziandosi, hanno preso in gestio­ ne una serata nel club Ponderosa in pro­vincia di Varese, e lì ci si va a suonare con tutte le garanzie tecniche possibili. Un so­ gno che si realizza.

Raccontaci della tua esperienza "emo­ zionale" con i Ronin. Che cosa sono, per te?

Non è facile spiegarlo. 1 Ronin nascono da tante mie esigenze personali. II desiderio di realizzare un progetto così in me c'è sempre stato, ma ha faticato di più a venir fuori perché necessitava di una gestazione più lunga. Emozionalmente per me è paz­ zesco, perché è la prima volta che mi ri­ trovo a suonare in un gruppo con compo­sizioni mie. Negli Ovo la musica nasce da improvvisazioni per cui anche lì c'è l'idea che in parte è mia ma non c'è composizio­ ne. Con i Ronin poi, mi confronto con la musica acustica e quindi nascono dentrodi me tutta una serie di suggestioni. Suo­ nare acustico significa suonare per strada, su un'isola, in contesti slegati dal club nella periferia di una grande città che per forza di cose hanno a che vedere con l'e­ lettricità. Vorrei suonare ovunque libero dall'elettricità.

Due voci femminili vengono a imprezio­ sire il discorso e danno forma alle can­ zoni presenti. Il resto è strumentale.

Hai detto bene: impreziosire. Mae la co­ nosco da parecchio e soprattutto abbiamo fatto tantissime cose insieme: da quando abbiamo iniziato a collaborare non abbia­ mo più smesso, scambiandoci le compo­ sizioni. Con i Rollerball abbiamo fatto tre tour di cui uno in America, e poi un album a metà e anche un singolo sempre "split" che deve ancora uscire. Insomma, in que­sti tre anni in cui ci siamo frequentati loro sono divenuti la mia famiglia in America e noi la loro famiglia italiana. Con Mae c'è un rapporto specialissimo: le ho dato questo pezzo da nove minuti con il pia­ noforte di Christian Rainer, che secondo me era disegnato per la sua voce, e lei mi ha scritto in una mail che ci ha messo un po' di più del previsto a registrarlo perché non riusciva a smettere di piangere. Con Sara, invece, ci eravamo solo incrociati sia in America che in Italia durante una no stra tournée e una dei Devics. Un giorno che mi era venuta la curiosità di sentirli, visto che mi sembravano interessanti dalle loro idee, mi sono trovato di fronte ad una musica ec­ cezionale e la sua voce era proprio speciale e caldissima. Allora ho pro­ vato a scriverle per vedere se si ricor­ dava di quegli italiani conosciuti a San Diego tra un tour e l'altro e, ol­ tre a ricordarsi, s'è detta disponibile ad ascoltare il pezzo. Quando poi gliel'ho mandato mi ha risposto su­per entusiasta e ha reso la linea vo­ cale davvero splendida, rendendomi orgoglioso del mio pezzo.

Rispetto al tuo approccio tra Ovo e Ro­ nin, quali sono le differenze e quali le affinità?

Gli Ovo fanno musica per lo più improvvi­ sata e comunque molto aggressiva, per quanto possibile fuori dalle definizioni. Cerchiamo di fare qualcosa di estremo, di inusuale e bizzarro: Stefania, quando can­ ta, va in trance. 1 Ronin sono invece l'op­ posto, la mia ricerca su musiche stilistica­ mente convenzionali: i riferimenti sono Morricone, Badalamenti o i suoni dei Bal­cani. La musica che cerco di fare con que­ sto gruppo, perciò, non è nuova ma sem­ plicemente bella. Questa è la mia sfida. Comunque, nella differenza abissale che c'è fra i due gruppi, un punto d'unione re­sta: sono entrambe musiche che sgorgano dal cuore. Mi spiace essere "emo", in que­ sta cosa, ma è proprio così.

Guai è stato il miglior complimento che vi hanno fatto finora?

Più che un complimento, mi piace tanto vedere ballare la gente ai nostri concerti. La nostra non sarebbe una musica imme­ diatamente ballabile, soprattutto per l'immagine di staticità che diamo suo­ nando seduti, e invece la gente balla rendendoci felici.


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