Il vostro nuovo lavoro "Lemming" uscirà a Gennaio. E' un album molto particolare, ha il sapore della malinconia, della morte, della rassegnazione ma anche della speranza. Ci racconti com'è nato quest'album sia concettualmente che tecnicamente?
Ronin è un progetto basato sulla colonne sonore immaginarie, quindi anche questo disco ha tutti i sapori, i colori e i suoni di un film. Il momento triste, comico, agitato, riflessivo... ma è anche un gruppo basato sul concetto di sconfitta, che è la sostanza della figura del Ronin. Il Ronin diventa Ronin perchè non è stato in grado di difendere il padrone, che è la peggiore umiliazione nel giappone medievale, quello dei samurai. Quindi brani come ad esempio Mantra Infernale o Lemming sono figli di questo concetto.
Qui, ma anche nel vostro primo album, il mare ha sempre un ruolo. Come mai questo legame? E' una questione poetica o ci sono anche altri motivi d'ispirazione o personali?
Non ci avevo mai pensato, ma è evidente che l'acqua ha nei Ronin una funzione poetica e concettuale determinante.
Il mare ha una potenza evocativa pazzesca. I Pescatori Non Sono Tornati ad esempio è totalmente ispirato dai libri di Amado, dove i pescatori di Bahia vivono nella serena rassegnazione sapendo che presto o tardi usciranno in mare e non torneranno. Uno degli Orixas (gli dei) del mare se li prenderà.
Il coro di voci finali rappresenta le donne che aspettano i loro uomini alla spiaggia all'ora del ritorno. A volte capita che, in una sera di tempesta, molti uomini, o magari tutti, non tornino. Allora si leva il lamento delle mogli, delle madri, delle figlie e delle sorelle. Questo rappresenta il coro lamentoso alla fine del brano.
La vostra musica è un insieme difficile da ricomporre, in voi c'è un po' di Ennio Morricone, un po' di Nick Cave & The Bad Seeds, un po' di Angelo Badalamenti, un po' di antiche tradizioni dal mondo, addirittura qualche accenno surf... Come sono nati i Ronin? Da quali ispirazioni musicali nascete? E alla fine, come avete fatto a trovare una vostra identità?
Morricone e Badalamenti, Henry Mancini... i grandi compositori di colonne sonore sono l'influenza primaria nei Ronin. Poi certamente c'è il gioco coi generi musicali, in cui rientrano il surf, il texmex, sull'ultimo album persino la musica etiope e brasiliana. Direi che l'identità dei Ronin è proprio questa, è un gruppo che trova la sua originalità nel trasporre tutte queste influenze in una colonna sonora immaginaria.
Siete considerati anche e soprattutto una band da colonna sonora, e infatti avete già partecipato al film di Vittorio Moroni "Tu devi essere il Lupo" con l'emozionante brano "I Am Just Like You". Ci racconti questa esperienza? Avete in vista altre collaborazioni per il cinema?
Prima del film con Moroni avevamo già partecipato al mediometraggio "Rocca Petrosa" di Cosimo Terlizzi. Ora invece "I Am Just Like You" uscirà come brano sui titoli di coda di "Polvere", un film italiano piuttosto promettente in uscita quest'inverno. Dovevamo anche musicare il prossimo film di Francesca Comencini ma alcune difficoltà burocratiche hanno bloccato tutto. Comunque la colonna sonora è decisamente un mondo che vogliamo esplorare, e credo che abbiamo tutte le carte in regola per farlo. Registi, fatevi avanti!
Presto uscirà anche il video di "Il Galeone", le scenografie e i personaggi sono molto affascinanti, per le atmosfere ma anche perchè è evidente il lavoro artigianale che c'è dietro. Ci racconti com'è stato realizzato e di cosa parla?
"Il Galeone" è una poesia scritta dall' anarchico Belgrado Pedrini in carcere. Poi è diventata una canzone, una delle più celebri canzoni anarchiche italiane. Al contrario però della maggior parte dei canti politici, ha un testo molto poetico, metaforico. Parla della ciurma di questo galeone che, resasi conto di essere schiava, preferisce gettarsi sugli scogli e farsi inghiottire dal mare. "O libertà o morte" è l'ultimo verso del testo.
Il video è stato realizzato da Erica Il Cane, coppia di artisti bolognesi destinata a un futuro brillantissimo. E' tutto realizzato in stopmotion, i pupazzi sono fatti a mano, mossi e fotografati, il video nasce fotogramma per fotogramma. Un lavoro pazzesco ma dal sapore tutto diverso rispetto ad un lavoro in computer grafica. Un po' come quel film di Tim Burton...
Del brano "Il Galeone" resta impressa a caratteri di fuoco la frase "O Libertà o Morte". Il significato è molto chiaro, ma nella vita reale cosa vuol dire questa frase per i Ronin?
Ah, non avevo letto questa domanda prima. Certo vuol dire molto per noi. O almeno per me. Cerco di applicarla nella mia vita non solo a livello teorico ma anche pratico. Mi sento cittadino del mondo e non voglio fare nulla che non mi vada di fare. Sono pronto a dare al mondo e alla società il mio contributo, ma NON nei termini di una vita lavorativa improntata allo sfruttamento. Scelgo liberamente cosa fare ogni giorno della mia vita, ed è successo che il ruolo che mi sono scelto nella società è quello di fare musica. Non l'ho scelto io, lui ha scelto me. Non posso farci nulla, mi sta benissimo così, e non scendo a compromessi al riguardo.
Siete prodotti dalla Ghost Records, oltretutto... questo secondo album richiama navi fantasma, fantasmi di pescatori... la coincidenza è ovvia ma calza davvero a pennello. Com'è nata questa unione? E com'è il vostro rapporto?
Ghost è un'etichetta estremamente seria, il nostro rapporto è molto rispettoso, anche nei momenti di tensione che pure ci sono stati e ci saranno. Sappiamo che stiamo lavorando per il bene dell'umanità e facciamo quello che possiamo...
Voi siete dei musicisti molto apprezzati e spesso vi avvalete di collaborazioni con musicisti italiani e stranieri altrettanto rinomati. Che consigli vi sentite di dare alle band che sono alle prime armi?
Prima di tutto suonare tanto dal vivo, anche gratis o a poco, prediligendo magari i centri sociali che sono una palestra molto importante. Poi cercare di suonare il più possibile fuori dalla propria città, lontani dai 10 amici che vengono a vedervi ma che tutto desiderano tranne che sfondiate. I concerti nella propria città non sono mai dei banchi di prova veri. In generale il consiglio è: alzare il culo dal divano, uscire dalla sala prove, suonare in giro e vedere se si è tagliati per questa vita che, lasciatevelo dire, è davvero dura. Non aspettate che il talent scout venga a vedervi in saletta, siate voi i primi ad uscire e farvi le ossa. E' un campo in cui non si finisce mai di imparare...

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