| Ventrilocution Zine
Luis Olivera
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So, finally the full-length from Ronin is in my hands, coming after a couple of months from my initial contact with the melancholic and fairly Morriconian Italian band. As you probably remember, if you catch up my review then (of Ronin's E.P.), you'll know I'm very fond of their cinematic, slow and poignant brand of folksy rock, and I had the biggest expectations for this proper debut.
I won't say this is by any means a masterpiece, but after a generous amount of spins I can only state a positive opinion about this self-titled album. Adapting the initial foundations as the support for the development of the band's sound, Dorella&co have expanded their horizons and widened their perspectives on what Ronin should be – take, for instance, the two wonderfully sung tracks on this record, “I Am Just Like You” and “Mandrake”, by guests Sara Lov and Mae Starr, respectively. While the first is perfect for a cabriolet walk in a bright shiny day with your dearest, “Mandrake” is an introspection-inducing 9min long composition in a crescendo affair of progressive emotional cadency. Also noteworthy are the two electronic pieces that feature guests DsorDNE and A034.
These two sets of songs are clearly distinct from the remaining five tracks that, once again, being an extension from the inception EP, explore the melancholic and serene feeling for which the Ronin experience is so enjoyable. The musical dexterity has been finely improved, and the confidence conveyed by the main band and its guests excels throughout the whole album, with much more comfortable performances. Highlights are certainly “Calavera” and its classy but traditional accordion lines (Calexico, anyone?) and the ultimate Ronin song that is “6 A.M. Coffee”, an elegant and sophisticated jazzy Italian mafia theme, with a remarkable 1920s club feeling.
Ronin's self-titled debut is a more than respectable follow-up to the 2002 presentation EP, and confirms the talent of an interesting act whose leader, Bruno Dorella, has opened his heart to deliver unusual compositions, considering his other projects' dirtiness. Ronin is a serious case of simple but effective musicality, one that conveys a popular distinguishable Italian sentiment, while maintaining an adequate dose of jazzy rock ability and proficiency. I'll keep an eye on these guys… and you should do the same, starting by listening to this album.

ROLLING STONE 07/2004
Barnaba Ponchielli Ecco a voi la colonna sonora del tramonto a dell'alba, degil spazi desolati, del luccichio delle stelle a del fre sco della sera. Se conoscete i Calexico e in passato li avete amati, andate a scovare questo diamante nero. Dietro al progetto (un solo ep all'attivo) ci sta colui the ci ha fatto scoprire Bugo: Bruno Dorella , ex bat terista dei Wolfango, molestatore sonoro con Ovo e Lava a discografico ai margin! (sua I'etichetta Bar La Muerte). Due guest femminili: Sara Lov (Devics) a Mae Starr (Rollerball). II resto sono strumentali, capaci di lam bire le fumosita jazz di certo Badalamenti. Uno del dischi dell'anno. Tra gli ospiti c'e anche Bugo (al basso), ovviamente...

ROCKERILLA 05/04
Maurizio Marino
Purtroppo è davvero molto raro, ormai, rimanere sorpresi da un disco italiano. Il caso in esame, per fortuna, appartiene a quelle pochissime eccezioni: vera e pro¬pria "formazione aperta" nata intorno all'attivissimo Bruno Dorella (mente degli OvO e dell'etichetta Bar La Muerte, per i pochi che non lo sapessero), i Ronin, dopo un gustoso antipasto in forma di ep usci¬to due anni fa, si giocano tutto con un piatto di portata dagli aromi esotici e appaganti. Ispirato dall'allegra malinco¬nia delle fanfare balcaniche, dal fiero country desertico d'oltreoceano e dalle spire notturne del dream pop, Dorella questa volta si è circondato di un nutrito quanto eclettico gruppo di amici e non si è posto alcun limite, distillando melodie prevalentemente strumentali dal fascino antico ma dalla comunicativa moderna, idealmente sospese tra Godspeed You Black Emperor!, Los Lobos, Goran Bregovic e Calexico. Un medley di latitu¬dini, odori e sapori che scorre appassio¬nato dalla prima all'ultima nota, imbat¬tendosi nelle fisarmoniche dolenti di Lorenzo Rizzi, nelle chitarre pensose di Marco Anicio, nel sax e nella batteria di Jacopo Andreini, ma anche negli stupen¬di archi di Stefano Nava (violino), Cinzia Mureddu Mansu e Brynya Ansedottir (vio¬loncelli), nella chitarra di Bugo e nel piano di Christian Rainer, o persino nelle voci ammalianti di Sara Lov (Devics) e Mae Starr (Rollerball) che donano il loro canto malinconico a "I Am Just Like You" e "Mandrake", forse le due vette emotive dell'album.
Un disco che si muove sul filo dei ricordi, capace di disegnare maieuticamente i paesaggi scolpiti nelle nostre interiorità più recondite. Un aide-memoire di inusi¬tata bellezza, in grado di sommergerci con un senso di profonda malinconia che con il passare dei minuti si fa necessario, accogliente, catartico.

IL MUCCHIO SELVAGGIO - n. 577 del 4 maggio 2004 + INTERVISTA
Aurelio Pasini
Esce con circa un anno di ritardo questa prima fatica sulla lunga distanza dei Ronin, collettivo che ha come protagonista principale la chitarra di Bruno Dorella (noto soprattutto come batterista e titolare dell'etichetta Bar La Muerte), affiancata da Jacopo Andreini dietro ai tamburi, Alessandro Ruppen dei R.U.N.I. al basso e da tutta una serie di ospiti e amici. Un'attesa comunque ampiamente ricompensata da un lavoro di prima qualità, che riprende le fila del discorso incominciato nel 2002 con l'omonimo EP e ne amplia ulteriormente i già vasti orizzonti. Volendo trovare un riferimento geografico preciso, non esiteremmo a collocare ancora una volta la musica della formazione dalle parti di Tucson, Arizona, la città natale di Calexico e Friends Of Dean Martinez, con i quali i Nostri condividono una sana passione per le atmosfere cinematografiche e per sonorità al confine fra Stati Uniti e Messico. Territori desertici e poco rassicuranti sia in pieno giorno (“Calavera”) che avvolti dall'oscurità (“Nada”, “Miniature”), in cui i polverosi sentieri tracciati da plettri, spazzole, fisarmonica, archi e fiati possono da un momento all'altro deviare e zigzagare fra spruzzate jazz-lounge (“6 A.M. Coffee”) e inserti rumoristici. Uno scenario ricco di sfumature, in cui si inseriscono alla perfezione anche le voci di Sara Lov dei Devics e Mae Starr dei Rollerball, che rendono ancora più preziose rispettivamente “I Am Just Like You” e la lunga ballata pianistica “Mandrake”, unici episodi cantati di una scaletta priva di punti deboli ( www.ghostrecords.it).

RUMORE #148 + INTERVISTA
Andrea Pomini - HIGH
Fu faccia nuova poco più di un anno fa, e con enorme piacere lo ritroviamo oggi che i luminosi sviluppi intuibili nel mini d'esordio trovano spazio e crescita in un album completo. Di luminoso parrebbe esserci poco, nell'incarnazione Ronin di Bruno Dorella, ma è solo un'impressione. Una luce pura e consolatrice, messa alla prova ma sempre tenacemente accesa, brilla lungo i nove episodi di questo splendido lavoro, nelle melodie malinconiche che escono dalla chitarra elettrica del leader e invitano il resto della banda a seguirle, con forme notturne e sobria passione, là dove la frontiera messicana e i balcani si incontrano.
Perché il ronin -samurai senza padrone per fato o volontà- è solo per definizione, ma intorno a Bruno si è radunata una folta squadra di collaboratori e amici (Jacopo Andreini, Lorenzo Rizzi, Marco Anicio, Chet Martino, Bugo, DsorDNE. AO34, Roberto Rizzo, Christian Rainer tra gli altri) che ne arricchiscono e completano la visione. Esplosioni di fisarmonica e violino in Calavera, echi elettronici spettrali in Nada, ninnananne mariachi in Miniature, flash elettrici in Mar Morto e noir in 6 A.M. Coffee, paesaggi freddi in Lava. Basterebbe e avanzerebbe, ma non è finita. C'è spazio anche per due voci: Mae Starr (Rollerball) tinge di fascino severo i dieci minuti di Mandrake, Sara Lov (Devics) rende I Am Just Like You capace di penetrare a fondo ogni cuore, magnifica come sempre.

BUSCADERO n 257 Maggio 2004
Lino Brunetti
Per tutti coloro che seguono le vicende del rock (e altro) italiano, il nome di Bruno Dorella non dovrebbe assolutamente risultargli sconosciuto. Il suo curriculum ci parla di un musicista capace di passare dai Wolfango (di cui era batterista) agli Ovo, dalle collaborazioni con Bugo al ruolo di agitatore musicale con la sua etichetta Bar La Muerte a mille altre idee effettuate o anche solo immaginate. La sua ultima creatura sono i Ronin, progetto a lungo vagheggiato, nato dall'idea di creare slow songs, ideali come colonne sonore di film immaginari e rilanciato dall'emozione provata assistendo all'esibizione di una banda acustica slava. Con una formazione comprendente Marco Anicio alla chitarra, Lorenzo Rizzi alla fisa e al contrabbasso e il polistrumentista Jacopo Andreini (ma quante energie ha costui e in quanti dischi ha suonato ormai?), oltre ad un nutrito stuolo di ospiti, con questo omonimo album, Bruno è finalmente arrivato all'esordio sulla lunga distanza – c'era già stato un ep – anche con i Ronin. E, diciamolo senza mezzi termini, si tratta di un disco bellissimo, degno di stare a fianco delle più titolate produzioni internazionali. Del resto basta lasciarsi cullare dal sospiro malinconico dell'Intro, tratteggiato dal suono di un violoncello, che sfuma nelle atmosfere magiche, tra Calexico e l'est europeo e con un breve intermezzo free-jazz, di una Calavera che spande letteralmente entusiasmo, per capire che ci si trova di fronte ad un disco davvero notevole. Se a questo aggiungiamo la presenza in scaletta di una I Am Just Like You, languidamente cantata da Sara Lov, vocalist dei losangeleni Devics, che di questi ultimi potrebbe essere uno dei loro pezzi migliori, della performance di una magnetica Mae Starr, cantante di un grandissimo e ancora troppo sconosciuto gruppo quale i Rollerball (di Portland), nell'austera, bellissima Mandrake e di altre cinque miniature (come recita anche il titolo di una di queste) strumentali, perse nello spleen di anime alla deriva e vaganti nel movimento ondivago di una musica cinematica ed impressionista, bé, mi chiedo cosa stiate aspettando ad andare dal vostro spacciatore musicale di fiducia per acquistare questo consigliatissimo disco.

ZER02
Andrea Cazzani
Ecco l'atteso debutto (se si esclude il minialbum pubblicato lo scorso anno, praticamente un demo) dei Ronin di Bruno Dorella (già animatore degli Ovo, dei Wolfango, boss della Bar La Muerte, scopritore del Bugo ecc.). Bellissime atmosfere (estenuanti, malinconiche, evocative) a cavallo fra il folk balcanico-mitteleuropeo, il tex-mex (quello che dovrebbero fare i Calexico se non si affogassero da soli in un mare di orchestrazioni inutili) e ispirazioni degne di Angelo Badalamenti ("6 A.M. Coffee" sarebbe da godersi in un diner dai neon tremolanti, chi fosse stato in Arizona o New Mexico capisce al volo). Le voci sono affidate a Sara Lov dei Devics e Madame DeLeon dei Rollerball (e la magia cresce), mentre Jacopo Andreini ai fiati riesce anche a dare un tocco free-improvvisativo. Disco splendido, privo di punti deboli e anche variegato.

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