www.zeromagazine.it aprile 2005
Nuovo progetto per Bruno Dorella, boss di Bar la Muerte e collaboratore di numerose realtà musicali (Bugo, Wolfango, Ovo, Daniele Brusaschetto, Lava, etc…).
Le coordinate in cui si muovono questi cinque pezzi vanno da richiami mai troppo velati alla musica popolare, alle tradizioni balcaniche e a certi inquietanti fraseggi da saloon dove si aggirano loschi individui.
Ronin Theme ne è un esempio calzante e la fisarmonica di Lorenzo Rizzi contribuisce non poco a dare spessore al brano. Gli spunti folk vengono abilmente sottolineati da un intermezzo ( Nada ) e da un finale ( Outro ) che Bruno Dorella confeziona ricavandosi uno spazio malinconico e sfuggente, dove le uniche protagoniste sono le chitarre, asciutte, minimali, essenziali ed evanescenti.
Ci troviamo di fronte ad un'ideale colonna sonora per un film che mescoli il noir sanguinolento al grottesco più ironico e sfrontato, una sorta di connubio spirituale fra Tarantino e Kusturica, un inaspettato sodalizio artistico tra Bregovic e i Calexico. Insomma, un ottimo antipasto per quello che potrebbe essere un futuro, grande, album.

www.shedivine.com di aprile
The music: in these slow instrumentals tracks all the instruments leave space enough between every note so that melancholy seems even bigger, solitary notes drawed with very big sounds, this is very characteristic in the music of RONIN: the volume of the notes given by the instruments, specially by the bass, something that makes the music very intense. There is also time for happiness in "Canzone d'amore moldava" but even this fanfare results also sad, since RONIN is mainly that: melancholy, nostalgia and a certain sensation of mourning. Exquisite mixture of melancholy; traditional Italian, Moldavian, S lavonic ... melodies; avant-garde , desert sound and guitars in isolation . 8,9/10
Giardini Sonori
Immaginate musica tzigana e tango saltati in salsa "pulp" e i Ronin sono serviti. I nostri, guidati dall'estro del chitarrista Bruno Dorella, sfornano un cd strumentale di 5 pezzi (4 + 1 outro), brevissimo ma intenso, che chiama immediatamente il secondo ascolto una volta consumato il primo.Si viene subito rapiti dalla chitarra "tremolosa" sapientemente insinuata in trame esotiche dal sapore ora argentino, ora balcanico, tessuta da un ottimo ensemble di suonatori (chitarra, basso, batteria e fisarmonica). Sia quando i brani si muovono in territorio "etnico" (Ronin Theme, Canzone d'Amore Moldava) , sia quando calano le tenebre e i suoni si fanno cupi e disturbati (Nada pare l'ideale seguito di Third Uncle dei Bauhaus), il sound rimane molto personale , anche quando strizza l'occhio agli standard cui si fa evidentemente riferimento. Colonna sonora perfetta per fumose osterie di provincia e per i "peggiori bar di Caracas". Caldamente consigliati a Tarantino e Lynch per i prossimi lungometraggi. Speriamo di sentirli presto dal vivo da queste parti.

Rockerilla
Enrico Ramunni
Inatteso cambio di pelle per Bruno Dorella, batterista e manipolatore di rumori in vari contesti underground, ultimamente marchiati con il caratteristico teschio del suo “locale” alternativo Bar La Muerte. Ronin è il quintetto, completato dal grande Jacopo Andreini (più in veste di batterista che come sassofonista) e da membri di Alba e R.U.N.I., che lo vede armato di chitarra nel dar forma a vere e proprie canzoni, le quali peraltro rivelano una scrittura forte e niente affatto minimale. E' almeno questo il caso delle due versioni di ‘Ronin' e di ‘Canzone d'Amore Moldava', segnate dal suono struggente della fisarmonica e risolte in un intreccio creativo di ritmi e rievocazioni che vanno dal tango alla musica balcanica e dalle colonne sonore di film western ad una peculiare e dilatatissima variante di surf music. ‘Nada' vede invece Bruno impegnato in solitario nel percorrere un tema scheletrico e un po' depresso, vagamente alla Codeine. A giudicare dalle premesse, l'imminente esordio sul lungo formato dovrebbe rivelarsi molto interessante.
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Mucchio Selvaggio
Uscita insolita per il catalogo della Bar La Muerte, questo primo EP dei Ronin, decisamente più vicino ai canoni rock convenzionali rispetto ai dischi solitamente licenziati dall'etichetta di Bruno Dorella. Il quale, abbandonati per una volta i tamburi e gli affIati sperimental-rumoristici di formazioni quali Lava e OvO, in queste tracce si dedica interamente alla chitarra e alla composizione. Ne risulta un insieme di piccoli, deliziosi quadretti, costruiti su melodie semplici, ripetitive, ma proprio per questo affascinanti, tra echi morriconiani e circolarità tipicamente post. Sia da sola (“Nada', “Outro”) che accompagnata dagli strumenti prestati alla causa da alcuni amici, fra cui alla batteria un altro celebre guastatore della scena tricolore come Jacopo Andreini (le due parti del ‘Ronin theme”, l'orientaleggiante “Canzone d'amore moldava”), la sei-corde di Dorella è assai abile nel tratteggiare languidi paesaggi dai confini sfumati e dalle calde tinte coior seppia. Che si tratti di brevissimi frammenti o di composizioni dotate di una struttura ben precisa, allora, tutti e cinque gli episodi qui contenuti paiono ben riusciti, frutto di una equilibrata sintesi fra tradizione (Calexico o, vista l'assenza della voce, Friends Of Dean Martinez) e quell'attitudine inquieta e di ricerca che da sempre caratterizza le produzioni del Nostro. Elementi che, ne siamo certi, troveremo ribaditi e amplificati nell'album in uscita la prossima primavera.
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SUONI E RUMORI
Sergio Porracchia
Bruno Dorella è un musicista eclettico e sorprendente. Entrato di diritto negli annali della storia musicale recente per il ruolo di batterista in quel ensemble di stralunati e mai dimenticati spiazzanti musicisti che sono stati i Wolfango, negli ultimi tempi si è affiancato ad alcuni dei più importanti musicisti della scena "off" italiana (Daniele Brusaschetto, Bugo, Jacopo Andreini, Allun...) fondando anche alcune band decisamente stranianti quali gli Ovo ed un'etichetta discografica indipendente tenacissima ed iper-attiva, la Bar La Muerte. È di questi giorni la pubblicazione di un Ep a nome Ronin di cui Dorella è, oltre al chitarrista, il "Deus ex machina", la mente che ha ideato il progetto, la penna che ha vergato le composizioni qui raccolte, il direttore artistico che ha coinvolto il gruppo di musicisti.
Ed il "Ronin e.p." risulta essere un lavoro di grande suggestione che sorprende anche in virtù dello spostamento di coordinate musicali operato da Bruno Dorella, qui piuttosto lontano dall'improvvisazione sperimentale a cui ci ha abituato ed impegnato invece con cinque tracce dalla struttura più che mai solida e comunicativa. Una manciata di brani che potrebbero costituire l'ossatura di una colonna sonora solidissima innervata com'è da stilemi morriconiani, brandelli di fughe strumentali da orchestrina balcanica, scarni ma suggestivi commenti di chitarra.
Cinque tracce piuttosto inclini alla lentezza, tranne che per qualche frammento più animato di "Canzone d'amore moldava".
Sono della partita anche Jacopo Andreini ed alcuni fuoriusciti dai R.U.N.I. "Ronin e.p." non è che l'antipasto per, a questo punto, l'attesissimo album che verrà pubblicato tra qualche mese.
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L'AVOCETTA
Diego Dal Medico
Il progetto Ronin, condotto dal chitarrista Bruno Dorella, è quello spazio franco di cui un musicista sente ad un certo punto di aver bisogno soprattutto dopo anni di distorsione lo-fi e militanza nelle frange estreme dell'underground. Quindi un ritorno distensivo alla lentezza di melodie più tradizionali mediato comunque da una tristezza palpabile e senza parole. I cinque brani di “E.P.”, composti fra un concerto e l'altro nel triennio 1999-2001, sembrano studiati appositamente per far da colonna sonora magari ad un film di David Lynch, ed in effetti il progetto doveva chiamarsi inizialmente IST, Imaginary Sountrack.
Ascoltando “Ronin Theme”, la batteria suonata con le spazzole, la chitarra riverberata che scandisce note secche e dilatate e la fisarmonica accennata in un tappeto minimo, ti aspetti da un momento all'altro di sentir sbucar fuori la voce sussurrata e ruvida di un Leonard Cohen precedente alla presa di coscienza buddista. E la bellezza di brani come “Nada” ed il pezzo di sola chitarra “Outro”, sta proprio nella percezione del silenzio che deborda tra una nota e l'altra eliminando le coordinate temporali ed inducendo uno stato semipnotico di rilassamento: “E. P.” è un lavoro da ascoltare nella semioscurità e con una candela accesa davanti. A riaccendere i sensi ci pensano la ripresa veloce in stile Animals di “Ronin Theme” e la bandanzosità balcanica di “Canzone d'amore moldava”, dove fa capolino un omaggio ai Naked City con un sassofono che impazzisce alla John Zorn. L'assenza della voce nei Ronin non viene avvertita, bastano già gli strumenti a parlare e a comunicare sensazioni ed atmosfere. “E. P.” è un lavoro apripista all'album che uscirà tra pochi mesi e che vedrà l'inserimento di contrabbasso e violoncello nel gruppo. Consigliato a chi apprezza il raccoglimento ma non sopporta la musica new age.
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Blow Up
Massimiliano Busti
Ronin è la creatura nata dalle visioni chitarristiche di Bruno Dorella (già batterista di Wolfango, Bugo e Sick Dogs) al quale si uniscono Jacopo Andreini (storico agitatore della scena underground italiana) e membri di Alba e R.U.N.I. li loro ep si sviluppa su due temi principali: quello rappresentato da Ronin Theme, ricco di suggestioni tex-mex alla Calexico/Friends of Dean Martinez e quello di Canzone d'Amore Moldava, con espliciti (ed azzeccati) riferimenti alla tradizione folk europea. A metà fra questi due poli, un paio di miniature per chitarra solista (Nada e Outro), istantanee sfocate di intima ispirazione. Sebbene a tratti mostri espliciti riferimerti a modelli ben definiti, il disco regala momenti piacevoli ed appare come un potenziale punto di partenza per sviluppare un percorso personale e interessante.
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All Music Guide
François Couture
Ronin is a project led by Italian noise-rock guitarist Bruno Dorella (of Ovo, among other bands). This first EP is superb: concise and conceptually focused, it had this reviewer screaming for more. Here Dorella takes a much more melodic and clean approach to music. These five instrumental songs all share a certain fascination with spaghetti western and tango. So there's a bit of Ennio Morricone, a bit of Astor Piazzolla and a bit of Duane Eddy, all rolled into the melancholy typical to the post-rock/indie-rock ethos. The Ronin Theme is actually exactly that, softly propelled by the note-by-note guitar motif and Lorenzo Rizzi's accordion. Marco Anicio contributes discreet rhythm guitar. The rhythm section is handled by bassist Alessandro Ruppen and drummer Jacopo Andreini (also a saxophonist with the avant-rock group Bz Bz Ueu). For Nada, Dorella overdubbed a few guitar tracks to paint a bleak western landscape Mediterranean-style. Canzone d¹Amore Moldava (Moldavian love song) moves from tenderness to circusness -- this is the only moment where things get excited enough to rock. The reprise of the Ronin Theme is more energetic than the first track. Simple, spirited and simply beautiful, this EP may be hard to get in North-America but it will reward your efforts.
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Orlando Weekly
Jason Ferguson
This Italian quintet -- led by Bar La Muerte label owner Bruno Dorella -- has been inspired by one of their country's more famous musical exports, Ennio Morricone. All five tracks on this instrumental EP are cinematically evocative, possessed of the same illustrative effectiveness as much of Morricone's work. Yet the influence of post-rock and the use of stark instrumentation (guitar, sax, accordion, bass, drums) means that those grandiose ideas are presented in a quiet, organic context. Thus, the songs (two of which are solo guitar pieces by Dorella) sound more like a mournful clash between the Dirty Three and Taraf de Haidouks -- the merging of dirge-rock and gypsy chic. It's effective and bodes well for the group's future endeavors.
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Zero2
Andrea Cazzani
Ritorna Bruno Dorella, già animatore di Ovo e Wolfango, con il suo nuovo progetto. I Ronin sembrano dei Calexico nati in Bosnia. Il succo d questo disco è l'unione delle atmosfere western 'morriconiane' con le sonorità tipiche delle bande di paese dei balcani. Connubio riuscitissimo e arricchito da un paio di vrani di sperimentazione 'melodica' per sola chitarra. Il disco è molto breve e secondo me non esplora tutte le idee che il vulcanico polistrumentista ha intenzione di sfruttare con i Ronin, ma sarà supportato da un intenso programma d concerti nella stagione invernale, quindi occhio.
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Kronic
Marco Delsoldato
Bruno Dorella ci racconta che i Ronin sono il suo lato musicale più sofferto e melodico, distante dal lo-fi dei Wolfango o dalle visioni improvvisate di oVo e Allun. Difficile non essere d'accordo, ma altrettanto arduo non notare la solita impostazione dedita alla ricerca, forse meno astratta, ma altrettanto affascinante.
Questo Ep, destinato ad anticipare un album completo la cui uscita dovrebbe essere imminente, racchiude cinque episodi d'area tex-mex e folk, con schizzi etnici e ventate dell'est Europa. A tratti pensiamo ai Calexico trapiantati in Italia, in altri istanti a Goran Bregovic impegnato in una colonna sonora per un film di Kusturica e in lontananza si odono pure quegli echi Morriconiani che spesso alcuni avvicinano ad un certo post rock. I brani sono lacrime malinconiche, disperse in un tramonto che immaginiamo partire dall'Arizona e terminare a Sarajevo, con la chitarra di Bruno a disegnare semplici nuvole all'orizzonte, sia nei momenti isolazionisti non distanti da Mark Nelson (“Nada”) sia in quelli più cinematografici (“Ronin Theme”). Non compare la voce, ma questa è un'inutile precisazione, come è inutile la parola dinnanzi a paesaggi “definitivi” solo per la loro esistenza. Quando il minimalismo ha il lieve sapore dell'utopia.
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Aktivirus
La prima reazione provata nell'ascolto di questo cd è stato semplice stupore...nonostante le note biografiche con tanto di descrizione accurata del lavoro svolto, non riuscivo a togliermi dalla testa il fatto che la mente dei Ronin fosse Bruno "Bar La Muerte" Dorella, noto in abito underground come mescolatore di rumori e di bizzarrie assortite, più che cesellatore di melodie così notturne e rilassate. C'è solo musica in questo lavoro, e che musica! Bruno ha tenuto queste canzoni chiuse in un cassetto per anni in attesa di trovare qualcuno con cui arrangiarle, e per l'occasione si è avvalso di musicisti dell'area milanese con l'aggiunta di Jacopo Andreini, anche lui notissimo "rumorista" con all'attivo decine di dischi e collaborazioni (Bz Bz Ueu, Nando Meets Corrosion, E.N.E.E.M Projekt, etc...). Le atmosfere dei Ronin sono facilmente riconducibili ai Calexico, giusto per darvi un'idea, con l'aggiunta di un sano pizzico di Europa dell'est (non a caso è presente un brano tradizionale ungherese, riprodotto a memoria così come lo aveva ascoltato per strada). Un gran bel disco, un'ottimo toccasana per staccare un attimo la spina dallo stress quotidiano...mi è risultato particolarmente gradito ascoltarlo in macchina in mezzo al traffico, it was perfect!!!! Un album completo dovrebbe veder la luce nei primi mesi del 2003, io attendo fiducioso...
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All about jazz
Non è niente male il nuovo progetto di Bruno Dorella, patron dell'etichetta di improvvisazione, noise, e sperimentazione che va sotto il nome di Bar La Muerte. Tutti e cinque brani sono scritti proprio da Dorella e arrangiati in compagnia di altri musicisti tra cui Jacopo Andreini - colui che suona tutto ed è ovunque - e Alessandro Ruppen, già bassista dei RUNI. Coadiuvati dalla fisarmonica di Lorenzo Rizzi e dalla chitarra di Marco Ancio, i Ronin seguono da vicino la scia dei Calexico, anche se ne risultano in un certo senso una versione d'oltreoceano.
Dove le immagini desolate dei Calexico sono catturate dalle distese della California e dai paesaggi Messicani, la musica qui risente invece di indubbie influenze balcaniche. Ascoltare una ballata intensa composta da un "noiser" furibondo come Dorella è certo cosa strana, anche se l'elemento che unisce questo con gli altri progetti "Bar La Muerte" (ad esempio gli OvO) è senza dubbio l'oscurità penetrante delle trame melodiche. Non trattasi infatti di vera e propria malinconia, ma piuttosto della constatazione della propria sensibilità e di questa diversità nei confronti di quelle altrui ("Nada").
La maturità compositiva di Dorella è tutta in "Ronin Theme" e nella sua successiva 'reprise' (la traccia numero 4), oppure in "Canzone d'amore moldava" dove un misto di tango e Calexico è una perfetta colonna sonora per film.
Valutazione: * * * ½ 
Sodapop
Emiliano Grigis
Ronin è il progetto che ruota attorno a Bruno Dorella, boss di Bar La Muerte, etichetta di confine che questa volta ospita il suo papà, con un disco che si avvale anche della collaborazione di membri degli Alba e di Jacopo Andreini. Per la prima volta Bruno si cimenta nella composizione, dopo numerose partecipazioni in band come batterista (Wolfango e Bugo tra gli altri) oppure come improvvisatore (Ovo, Lava, Allun). Il risultato è ben riuscito, nei cinque brani vengono esplorate diverse soluzioni sonore, e il tempo scorre piacevolmente: il Ronin Theme e la sua reprise, a metà tra la colonna sonora tarantiniana e Morricone, Nada e Outro, dove l'atmosfera si fa quasi immmobile e la chitarra malinconica disegna paesaggi deserti, e infine la Canzone D'Amore Moldava, ascoltata per strada in Ungheria da Bruno e risuonata a orecchio. Echi di post rock strumentale, squarci di colonne sonore e richiami al folk dell'est: commistione sonora coesa e molto sincera, una buona anticipazione del disco che verrà.
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Kathodik
Luca Confusione
Non c'è quiete in Bruno Dorella. Non c'è nella sua testa, ma può esserci nella sua musica. Dopo tantissime collaborazioni, progetti paralleli e produzioni (Bugo, Danele Brusaschetto, Sick Dogs, OvO, Lava, Allun) il nostro decide di dare alle stampe la sua altra musica (altra in quanto lontana dalle precedenti esperienze improv-noise-manipolatorie e vicina invece ad un lato del suo essere musicista poco conosciuto). Ed è veramente un piacere ascoltarla, mi sento di aggiungere. Chitarre tejas-reverbered-old-style (Howe Gelb e Calexico appaiono e scompaiono un pò per tutto il disco), fisarmonica e impianto bandistico tradizionale a dare un corpo che potrebbe essere quello di un rom o di un francese avvinazzato (Marsigliese?) a pezzi come Ronin Theme e Ronin Theme (Storm Reprise). Una Canzone d'amore moldava ricostruita a memoria dal nostro, quindi filtrata e fatta propria, ci fa girare e girare con sospensioni ed attacchi che accelerano e ci riportano alla mente qualche immagine di "Gatto nero, gatto bianco". Nada e Outro sono accenti sulla parola solitudine, escursioni isolazioniste della chitarra di Dorella che decentrano il fuoco di questo lavoro ribadendo il "personale". Ottimo ottimo assaggio di quel che sarà il primo album (attualmente in fase di registrazione) di Ronin e che dovrebbe vedere la luce nella prima metà del 2003. Tristi piacevoli carezze.
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Flashmusica
Opera prima (come compositore) per Bruno Dorella in questo "ep" che vuole essere un "apripista per l'album che verrà registrato a Settembre e dovrebbe uscire nella prima metà del 2003". Personaggio già conosciuto (batterista per Wolfango, Bugo, Daniele Brusaschetto, Sick Dogs, improvvisatore per OvO, Lava, rumorista con Ventolin Orchestra e titolare di "Bar La Muerte") curriculum da invidia e coraggio nelle sue "nuove" composizioni. Parlo di coraggio in quanto il lavoro è volutamente "vicino alla tradizione di canzone triste, malinconica con brani lenti e sofferti" (parole testuali dell'autore) si sentono molto i Bad Seeds di Nick Cave; non si espone e non si sbilancia rimanendo in un ricercato minimalismo mai forzato, si coglie una ferma volontà di conferire significato anche, e soprattutto, a canzoni di 40 secondi composte semplicemente da motivi di chitarra..
Il punto di partenza è proprio questo strumento, le canzoni sbocciano da un semplice arpeggiare che talvolta matura in atmosfere più composite a affollate (parlo di strumenti e di musicisti); altre volte cercano "di-non-cercare-altro" all'infuori di un punto di partenza (Nada, Outro). Il lavoro suona in una dimensione non invasiva si lascia più che altro accompagnare dalle molte atmosfere cinematografiche che suscita;la ricerca dell'originalità nella dimensione minimale (o meglio non voler complicare ciò che è semplice e funzionale all'idea) è, forse, più difficile e azzardato della comoda forma-canzone con tutte le carte in regola per essere bollata come "oggetto di facile fruizione". Facile fruizione, ai tempi nostri, significa denaro; il denaro con "qualcosa" che vuole definirsi artistico non si sposa tanto...mio malgrado ci si deve, comunque, "fare i conti" (in tutti i sensi); tutto sta a come ci si approccia. Gli spudorati vendono, i coraggiosi vendono meno ma vendono arte. Comunque! Senza perderci in filosofie commerciali, non possiamo dire altro che le prerogative per un disco, se questi sono gli appunti, sono molto fondate...In bocca al lupo!
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PerchèNo?
Kremlino
"Terrorizzati" dalla polemica scoppiata nel guestbook, sul caso "montarbo" nelle note dei Clivius, i Ronin del buon Bruno Dorella vedono bene di non mettere nemmeno l'ombra di un fogliettino di accompagnamento.
D'altronde i lavori di "Bar La Muerte" sono di casa per Wolvernight fanzine, e conseguentemente, per casa Perchè No?, e presentazioni non ne servono.
Bruno ha scritto i 5 pezzi presenti in questo elegante e semplice Ep, che nella vostra collezione di Cd potrete mettere vicino ai dischi dei Giant Sand. Sono 14 minuti di sola musica pizzicata in qualche saloon perso nel deserto messicano, o meglio, pizzicata in qualche bar di un paesino della bassa novarese perso nella nebbia della pianura padana.
Tra chitarre acustiche malinconiche, giri di fisarmonica (a volte dal sapore gitano), una batteria che batte lieve, i Ronin costruiscono un piccolo bozzetto di buona musica. Sinceri.
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Chain DLK
Eugenio Maggi
Bruno Dorella has been one of the most active musicians and producers of the Italian independent circuit (but not only of that, actually) over the last few years. His label Bar La Muerte has proven to be corageously eclectic, with a series of high-standard records ranging from no-wave to electronica, from mutant pop to chamber music. Active as a musician with - among others - Ovo (no-wave/grind/improvisation), Lava (power electronics/industrial, now defunct) and Ventolin Orchestra (noise), and as a collaborator with Brusaschetto, Rollerball etc., he now presents his most personal creature Ronin. Aided by members of Alba and RUNI, and by Jacopo Andreini (Nando Meet Corrosion, E-Neem, Bz Bz Ueu, Enfance Rouge, Frigorifero Produzioni and a thousand more) on drums and sax, he has written a handful of songs which will probably surprise many listeners. Think of (lots of) Morricone, Badalamenti, Calexico, Godspeed You Black Emperor, some Aerial M… Melancholic melodies, epic and nocturnal atmospheres delivered with a gentle touch... A sort of mariachi band ("Ronin Theme") colliding with an Eastern European ensemble ("Canzone d'amore moldava"), but also an incredible solo track ("Nada") with a guitar playing which is both essential and moving. All this in just 3 tracks + outro. I'm stunned. This is close to perfection, and I wonder where the full-length cd (just recorded, with the addition of cello and upright bass) will carry them.
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SUCCO ACIDO
BakuniM
Non è colpa mia se ogni mese mi tocca narrarvi le imprese di Bruno e degli altri musicisti di Bar La Muerte: l'etichetta milanese vive oggi un momento di fecondità mirabile, suggellato da riconoscimenti che spaziano dall'Italia all'estero, dalla critica a una schiera di adepti di tutto riguardo. So anche che le musiche proposte finora dall'etichetta hanno fatto storcere il naso non a pochi, vuoi per l'asprezza, vuoi per l'impeto impro, o per il poco ortodosso approccio ai suoni. Bene, questo EP di presentazione dei Ronin è il disco adatto a sorprendere chi sino ad ora si è dimostrato scettico verso la proposta di Dorella & Co.. Avreste mai immaginato musicisti di Ovo, Alba, R.U.N.I., perdersi in poeticissimi voli di chitarra alla Morricone (Ronin Theme), ricreare atmosfere labradfordiane con chitarra e pedalino delay (Nada), o improvvisarsi banda est europea per dar vita a contorsioni e spasimi di culture a metà tra oriente e occidente (Canzone d'Amore Moldava)? Penso proprio di no, e forse è proprio per questo che il progetto Ronin potrebbe rivelarsi la vera sorpresa di tutta la produzione Bar La Muerte. I pezzi sono ancora pochi per giudicare, così che prima di lanciare sentenze definitive ci tocca aspettare il loro esordio sulla lunga distanza, previsto per l'anno prossimo - si mormora la presenza di ospiti d'eccezione, e di certo non mancheranno le sorprese. Ma in fin dei conti, già questo è uno splendido EP: cinque canzoni imperdibili, minimali, sognanti, specialmente consigliate a chi proprio non è riuscito a digerire gli Ovo...
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Lo Spettacolo
Ventimiglia, terra di confine. Da questo luogo pulsa il quartier generale di Bar La Muerte, vivace etichetta indipendente italiana, e del suo patron/musicista Bruno Dorella. A fianco di notevoli progetti di terrorismo sonoro, di confini estremi esplorati, capeggia questo nuovo gruppo, Ronin. Lasciando da parte il rumorismo e l'improvvisazione caotica di suoi gruppi come Ovo e Lava, e coadiuvato da alcuni prodi musicisti dell'area underground italiana, si entra in un altro mondo. Anch'esso un mondo di confine. Un confine più romantico e trans culturale. Nell'ep omonimo d'esordio le ballate strumentali sono malinconiche, pensose, magiche e sospese. Il confine in questione abbraccia melodie, accenti e isolazionismo tanto cari ai Calexico, estimatori della frontiera tex mex, e ai canadesi Godspead You Black Emperor, arrivando su una linea che fa da ponte tra i suoni del sud e le mestizie balcaniche insaporite da una fisarmonica.
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Haine Zine
Dietro al nome Ronin che campeggia sopra questa bella confezione cartonata, simil-digipack e tutta su toni grigio-fumo, si nasconde Bruno Dorella, ovvero Mr. Bar La Muerte, nonché agitatore e partecipatore in numerosi altri progetti più o meno sperimentali e/o schizzati (Wolfango, Lava, oVo, etc.). A leggere le note scritte sul cd, si direbbe che Ronin sia l'espressione più originariamente solista del nostro (qui aiutato da vari altri musicisti, tra i quali il "solito" Andreini) fra quanto fin qui s'è visto; ma - sorpresa - invece di quell'insieme di cacofonie improvvisative che ci si sarebbe potuto aspettare, questo mini-cd raccoglie un quarto d'ora circa di musica formalmente piuttosto convenzionale (che il Dorella, dietro alle maschere indossate con gli oVo, nasconda un cuore tenero e malinconico?). La materia di base è una musica esclusivamente strumentale, dagli echi morriconiani, che abbastanza facilmente potremmo comparare al (post)spaghetti(western)-rock di gruppi come Friends of Dean Martinez. Forma relativamente riconoscibile, dunque, ma buona qualità, idee ben sviluppate: l'iniziale "Ronin Theme" è un susseguirsi di chitarre riverberate e contrappunti di fisarmonica; "Nada" è un lamento etereo per sole chitarre; "Canzone d'amore moldava" accende invece il ritmo, grazie ad un'interpretazione della solita cavalcata simil-zigana/balcanica, spezzata qua e là da una citazione (voluta?) di Reitano; chiudono una ripresa più ritmata del "Ronin Theme" ed un brevissimo "Outro" di chitarra. Nel complesso, come già detto, si tratta di un buon lavoro, anche se la breve durata, che a volte sembra precludere lo sviluppo maggiormente meditato delle idee più interessanti, lascia un po' l'amaro in bocca. Di contro, però, è innegabile che uno dei punti di forza di questo breve cd sia proprio una certa leggerezza compositiva dell'insieme: che possa aprire la porta del Bar La Muerte anche a chi lo considerava inaccessibile? Aspettiamo sviluppi futuri.
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Zoopaloop
Ronin is the personal project of Bruno Dorella who is mostly known as a talented Italian percussionist and drummer. Over the years, he has played with various well known bands and artists from his country as Wolfango, Sick dogs, Daniele Brusaschetto, Lava, etc... Bruno also runs Bar la muerte records on which this debut Ep is released. As he explains it so well on the sheet of paper accompanying the record, Ronin is born to express the melodic traditional side which deeply slept within his mind and heart for so many years.
With help from few friends, who principally comes from the band Alba ( Marco Anicio on guitar, Lorenzo Rizzi on accordion, Alessandro Ruppen on bass ), as well as from Jacopo Andreini on drums and sax ( this guy has played and always plays with so many acts that it is impossible to name them all but his playing covers free jazz, dub, more classic rock stuff and lots of more ) Ronin's instrumental music supports Bruno's desire to surprise people by playing a music which might seem a bit out of phase in comparison with his musical background.
From the first second of "Ronin theme" to the last one of the outro Bruno, who has naturally composed all the music, develops some short melancholic tracks where desperate guitars and crying accordion bring a quite strong depressive feel to each of the original numbers. According to the fact that accordion is not my favourite instrument I was a bit afraid before the first listen but combined with some dark haunting melodies, I have to tell that I have caught myself diving very easily into the kind of mood this instrument sets up on this recording. These instrumental pieces would be perfect to feature on a soundtrack illustrating a road movie full of suffering . Only "Canzone d'amore moldava"( which is from the confession of Bruno himself a mnemonic version of a folkloric song he heard played by some Hungarians streets' musicians ) is very surprising among these little pearls of despair ( "Ronin theme", "Nada") due to its lively touch which is also present during few moments of the storm reprise of the "Ronin theme".
Well, most of the feelings coming from these five songs take the listener in an endless tunnel where there is no light to guide him. This Ep is a good foretaste of Ronin's forthcoming album whose release date is scheduled for early 2003. This record should follow the line Bruno has begun to develop on both "Ronin theme" and "Nada" but where the addition of a cello and a double bass should increase the dose of pain and sorrow though Bruno could surprise all of us by taking Ronin to other musical lands. Wait and see.
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Nusic-on-TNT
Loris Gualdi
Questa volta Bruno Dorella, boss dell'etichetta indipendente Bar LA Muerte, c'è riuscito davvero a stupire positivamente i suoi fans. Il suo nuovo progetto chiamato Ronin, non ha nulla a che fare con l'improvvisazione caotica delle sue altre band (OvO e Lava). Non siamo di fronte al grind-caos e al rumorismo del passato, ma a dolci e melanconiche ballad. L'E.P. dei Ronin è un piccolo gioiello di musica strumentale, scritto e composto interamente da Dorella, coadiuvato nell'arrangiamento da molti bravi musicisti del suo entourage. Esempi di buone sonorità sono “Nada” e “Outro”, che appaiono ideale completamento di immagini oniriche. “Nada”, dice l'autore, rappresenta l'importante punto d'avvio del progetto, tutto è nato dagli isolati arpeggi della chitarra di Bruno, un dolce e ridondante suono di chiaro richiamo sia alle magiche suite dei God Speed Your Black Emperor, sia agli OvO, con un delicato rumorismo d'accompagnamento. Una bella composizione in cui il solingo suono della chitarra sembra simulare il pensoso sound di un violino elettrico. Il tema di mestizia continua anche nel breve brano di chiusura “Outro”, che lascia l'ascoltatore in attesa di un proseguo, infatti si ha la sensazione di vedere un bel film senza la sua seconda parte. Impostate in maniera differente sono le altre tracks, difatti in “Ronin Theme” e nella corrispettiva “Reprise”, la batteria jazz di Jacopo Andreini, storico musicista della scena indipendente, è suonata con delicato tocco, capace di creare la base ritmica per le chitarre di Dorella e Anicio, al suo esordio discografico. Note fascinose che ci portano nella Francia di Ameliè, forse grazie al melodico suonare della fisarmonica di Lorenzo Ricci.
Il brano più curioso è senza dubbio “Canzone d'amore moldava”, che altro non è che la riproduzione di una session di alcuni musicisti da strada ungheresi, incontrati sulle rive del fiume europeo. Bruno Dorella ha così cercato di ricostruire in maniera più fedele possibile questa sorta di sirtaki napoletano. Chitarre simili a mandolini e sound riflessivo e cadenzato dal suono di fisarmonica e basso, che sfocia in una contenuta allegria ritmica, influenzata da suoni balcanici alla Goran Bregovic. Siamo quindi di fronte ad un promo-Ep splendido, fatto di ricercate e inaspettate melodie. Esiste però un grosso difetto per il primo lavoro dei Ronin: la durata. Un Ep risulta avere un troppo angusto spazio per contenere la grande forza musicale della band. L'unica speranza è quella di una solerte uscita del vero e proprio album.
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